Tabula Rasa

26 Ottobre 2013 admin

questo, in sintesi, il messaggio che ho lasciato ai ragazzi che stanno frequentato il Master in Gestione d’impresa presso il CUOA, lo scorso 21 e 22 ottobre. Ho condiviso con 18 ragazzi il tema della relazione. Titolo della due giorni: Relationship duepuntozero. Come mia abitudine, i miei interventi sono – come li definisco – out of the box: rompo gli schemi. Accompagno chi mi ascolta lungo un percorso durante il quale stimolo i ragazzi a far uscire concetti che hanno dentro. Io li aiuto ad allinearli secondo quanto diceva Confucio: dimmi e dimenticherò, mostrami e forse ricorderò, coinvolgimi e comprenderò. Anche io – osservandoli – porto come me nuovi spunti. Nuove riflessioni. Nel viaggio di ritorno (Altavilla vicentina – Roma) la mia testa ha continuato ad elaborare: noi portiamo impressi nei nostri corpi i segni delle pratiche che svolgiamo. E a questi segni diamo il nome di esperienza.

Ho terminato la mia due giorni così come l’ho iniziata: ragazzi – ho detto – ogni giorno vi troverete davanti ad un foglio bianco. Sta a voi riempirlo nel modo opportuno. 544 km separano Altavilla vicentina da Roma. 544 km di riflessioni tutte su un unico tema: l’esperienza. Perchè le esperienze sono diventate così importanti nella società  contemporanea, e come mai attorno all’esperienza oggi pare si giochi la frontiera per il futuro dei brand? Benefici ed attributi non sono sufficienti, per quanto aspetti fondamentali, a far evolvere una relazione: è necessario focalizzarsi sulle esperienze del cliente. Chi adotta un approccio esperienziale è estremamente interessato al significato del contesto di consumo. Ambiti sociali dai confini sempre più slabbrati e meno netti implicano un profondo cambiamento nel concepire le opportunità  di mercato non limitandosi alla categoria di prodotto ma allargandosi al significato di consumo nel più complesso contesto socio culturale. Ci si allontana dal concepire il prodotto in ottica di product manager [metodologia isolata] per concepirlo in uno spazio più ampio e complesso definito come vettore socioculturale del consumo.

All’altezza di Barberino del Mugello, mi viene in mente il caffè preso con Raffaele Cirullo. Con Raffaele abbiamo condiviso varie idee sulle figure professionali che affollano gli uffici. Bhe, un approccio di ripensamento su quelle che sono le professionalità  da inserire oggi per garantirsi il futuro è fondamentale. Alla base? Un nuovo paradigma. Tabula Rasa come possibilità  di scrivere il futuro reinterpretando il passato ed osando verso la vera innovazione.