La scelta

29 Novembre 2013 admin

Solo perché tutti gli altri lo fanno, non significa che lo si debba fare . E’ quello che affermo sempre. Molte aziende, però, sono cadute prede di tale pressione. Tutti parlano di integrazione globale della comunicazione, utilizzo di varie piattaforme ed app che integrino l’experience lato cliente e migliorino, focilitandola, la relationship tra brand e persone. Tutto bello. Il fatto è che il mantenimento (non l’avvio) di un tale percorso è impegnativo, costoso e necessita di tempo per poterla monetizzare. Mi sento di consigliare di pensare in grande (avere una vison), ma di iniziare step by step … Nelle mie attività  di consulenza e di docenza, consiglio sempre di concentrarsi nel fare un paio di cose, ma di farle veramente bene: mantieni ciò che prometti, prometti solo ciò che puoi mantenere. Come esempio di cosa non fare, c’è la proliferazione di profili social Facebook , YouTube , Pinterest e Twitter nei vari siti dei brand. Questo assalto, secondo me, distoglie l’attenzione e riduce le probabilità  di focalizzare l’interesse. In uno dei miei ultimi incontri di brand tutorship, condividendo un primo approccio architetturale di relationship multicanale, un CEO mi ha detto con estrema schiettezza mamma mia, e come faccio a stare dietro a tutte queste cose?”. La sana verità  della realtà  di tutti i giorni. Nel disegnare l’architettura di relationship è necessario considerare già  a monte un numero limitato di piattaforme sociali che permettano al brand di essere in grado di gestire i vari touch point. La scelta dei canali che vengono individuati per presentarsi, avviare e mantenere una relazione va fatta con attenzione, in coerenza con le attività  del brand, in modo da preparare – come a casa – un’accoglienza ospitale e preparare il terreno ad una sana relationship.