Il passaparola ha ancora il suo perchè

15 Luglio 2014 admin

re-fuel-College-Students-Attention-to-Ads-July2014Prendete 1200 studenti di college tra i 18 ed i 34 anni, somministrate loro una intervista online per capire a quale tipologia di advertising risultino maggiormente sensibili, scoprirete che il “mi dicono che…” ha ancora il suo valore. Nella chart che accompagna il post troverete lo spaccato. Il passaparola pesa il 43% in termini di interesse. Ben 20 punti percentuali in meno l’adv in televisione. Osservando i risultati nella loro globalità  è possibile disegnare un interessante quadro in termini di comunicazione e relationship. Il contatto, la fisicizzazione del brand sono elementi imprescindibili per poter aumentare l’effetto virale, nel bene e nel male, delle opinioni e del passaparola. Eventi e Contest cubano insieme [col beneficio di inventario del questionario a domande multiple] ben il 35% ed i Samples il 29%. Cosa vuol dire? Entrare in empatia con le persone semplicemente mettendosi in gioco; il brand deve puntare su se stesso “concedendosi” alle persone affinché possano costruire un percepito che vada ad alimentare sensazioni che valgano la pena – nel bene e nel male – essere condivise. E’ in quest’ambito che le attività  di brand activation entrano in gioco. E’ questo il mio lavoro. E’ inutile dire che azioni tattiche possono essere realizzate, ma devono rientrare all’interno di strutture architettoniche di relationship più ampie, complesse nel mix ed articolate nella declinazione operativa. Chi diceva che il passaparola era morto? (tks to)