I Big Data nella realtà

13 Dicembre 2018 admin

Lavorare con i Big Data significa avere l’opportunità di integrare i processi aziendali con una grande quantità di dati esterni all’azienda, che possono aiutare il management a disegnare le strategie di sviluppo ed il middle management ad adottare decisioni tattiche per allineare il brand alle variabili di mercato.


Digitale è sinonimo di numerico e digitalizzare significa convertire una certa grandezza fisica in cifre, traendo valore dai dati

Marco Icardi

Per poter approfittare di queste opportunità, è necessario dotare l’azienda di un sistema di datawarehousing che permetta la collezione e l’organizzazione dei dati.

I Dati non strutturati

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Big Data: cosa accade in un minuto

Il noto grafico del “cosa accade su internet in un minuto” restituisce una visione sintetica di quelli che si definiscono dati non strutturati: esistono, ma non seguono nessuno schema di collecting. Possono avere delle irregolarità che ne impediscono l’organizzazione piuttosto che l’inserimento all’interno di un processo definito. In termini di utilizzo, i dati non strutturati rappresentano circa il 16% dei dati che le aziende utilizzano. In base alla mole dei dati che si producono in un minuto, possiamo affermare che esiste un loro grandissimo inutilizzo. Appare chiaro come i brand stiano tralasciando una miniera informativa molto elevata che possiamo definire come capitale relazionale. Sono questi una certa categorizzazione di big data che possono essere molto utili alla gestione strategica ed operativa del business.

Come i dati non strutturati aiutano il business

La tecnologia permette oggi di monitorare la User Experience del cliente in modo da assecondare la sua permeabilità a determinati messaggi, a determinati prodotti. Un esempio è l’utilizzo dei coockies che permette, per esempio, ad Amazon di proporre ai clienti prodotti o servizi correlati ad latri precedentemente acquistati. Tecnicamente si definisce recommendation engine il sistema che spinge gli utenti ad intraprendere determinate azioni. E’ stato calcolato come la permeabilità delle persone (quindi la loro elasticità rispetto ad un prodotto) incida per il 20% sulle vendite di Amazon. 

Ma non si tratta solo di vendite o di UX, di dati non strutturati sono pieni i social network: e non mi riferisco solo alle numeriche tipiche degli insight, quanto alle numeriche che possono essere estratte dalla social networking analysis che permettono di comprendere le relazioni che legano le persone attorno al brand; ai testi che le persone si scambiano come commenti, RT, etc che con la Text Mining Analysis possono restituire tendenze di fondo.

Big Data: un nuovo capitale relazionale

Possiamo certamente parlare, quindi, di un nuovo Capitale Relazionale che deve necessariamente essere integrato con i dati strutturati tipici del CRM per traguardare quello che definisco il WnRM Wiki Neighborhood Relationship Management: la gestione della relazione di prossimità.

Vitale è il collectioning dei dati in tempo reale e la loro organizzazione in termini di ratios sociali tipici della social networning analysis.


Il reale valore nel terzo millennio delle aziende e dei manager che le dirigono, non sarà il fatturato che essi producono, bensì il numero e la qualità delle relazioni da essi instaurati con i propri target interlocutori e di riferimento interni ed esterni


Jeremy Rifkin

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