Brand e Storytelling

20 Gennaio 2012 admin

Lo avevo anticipato su FB ed eccomi a voi con questo primo post sullo Storytelling: un tema ampio che “chissà  dove mi porterà ” lo scandagliare le varie possibilità  che i brand possono avere intraprendendo questo percorso. Come partenza vorrei condividere con voi un approccio metodologico che ho schematizzato e che vi ripropongo

1] L’approccio parte dalla “Storia”, ed è qui che si hanno i maggiori problemi: cosa raccontare? Ogni brand, se si osserva attentamente, ha una storia da raccontare. La difficoltà  sta nel non individuarla nella sua sola narrazione storica, ma negli elementi della quotidianità  che “fanno” la vita di un brand, che permettono di viverlo attraverso un approccio di tipo olistico che traduce la sterile “vendita di prodotti” in una più ricca condivisione di elementi Valoriali con le persone alle quali si decide di trasmettere la storia. In questi termini l’approccio dello storytelling non restituisce mai una storia dai contorni definiti, ma una esperienza “in fieri” che nel medio termine si trasforma facendo evolvere il brand, traguardandolo verso una mission non di posizionamento, ma di ruolo definito all’interno dell’ecosistema sociale entro cui il brand esiste (Sense Providing = non cercare un posizionamento sul mercato, ma il tuo senso nella società ).

2] Le persone che alimentano – vivendolo – quello che io chiamo il Sistema narrativo, conferiscono Carattere alla storia: la sua personalità , il tono di voce che si tiene; ed è attraverso questi elementi che si realizza l’apprendimento (non utilitaristico ma di ruolo) e si avvia quel processo di “affezione” che passa attraverso le Emozioni che il Sistema narratico con il suo tono ed il suo modo riesce a trasmettere.

3] Appare evidente come le Persone abbiano un ruolo centrale, siano il propellente che dà  fuoco alle polveri: il loro coinvolgimento diretto nella co-creazione attraverso la co-partecipazione alla storia garantisce l’avvio della trasformazione della storia stessa [1] attraverso un itinerario evolutivo che passa ineluttabilmente attraverso il dialogo con il brand (la Storia “fine o mezzo”?) per viverlo appieno e confermare/trasformare il carattere della storia stessa avviando così un “continuum“, un circolo virtuoso in cui innovare e rinnovare continuamente la narrazione senza che essa perda di identità  e diventi scontata.

In un meeting di questi giorni, ho avuto la possibilità  di confrontarmi su temi di questo tipo, e la difficoltà  che ho riscontrato sta nel portare gli interlocutori nella condivisione di questo terreno. L’impresa è veramente ardua, perchè richiede fondamentalmente tre fattori: propensione al cambiamento, capacità  di ascolto, tempo.

Il primo: necessario per avviare un percorso differente ed essere disposti a percorrere sentieri mai battuti affidando parte del brand a soggetti esterni l’azienda (appunto le Persone che decidono liberamente di entrare in relazione con noi). Il secondo: necessario per cogliere tutti i segnali  e gli stimoli  che un approccio di condivisione dona. Il terzo: necessario perchè il traguardo del ROI economico è spostato in là  nel tempo per traguardare il quale è necessario gestire le altre forme di ROI dal sapore non finanziario (si veda la mia presentazione pay per Twit). Stay tuned!