Il valore del WOM

DR_WHO Taccuino, Social network, Tergeting 3 Comments »

Trasformo in post un mio commento ad un articolo sul WOM che i Ninja hanno messo online. L’interrogativo che Ninjamarketing pone è sul valore del Word Of Mouth all’interno delle strategie di marketing. Wom o non Wom? Questo è il problema. Ma questo è veramente il problema? Non penso. I mercati cambiano, si evolvono o comunque mutano. Le persone che lo compongono definiscono nuovi movimenti di relazione adeguandoli a ciò che l’ecosistema in cui si muovono mette loro a disposizione. La Rete negli ultimi anni sta fornendo varie alternative. Le aziende, che da sempre si arrogano il “diritto” di “saper” comunicare, stanno perdendo il treno. I marketer che le governano non hanno ben compreso che gli ambiti di manovra devono necessariamente essere rivisti. Le periferie comunicazionali si stanno sempre più allargando, ma è da queste periferie che si colgono i veri trend. Da uomo d’azienda posso testimoniare della difficoltà che si incontra nel far recepire queste evoluzioni, difficoltà che deriva dalla diffidenza dallo staccarsi da “pagina 3 del Kotler”. Quello che sento effettivamente mancare è il buttare il cuore oltre l’ostacolo nell’interpretare il mercato in toto, assorbendone in pieno le sue mutazioni. Le aziende non comprendono che stanno perdendo una grande opportunità: quella di crescere. E non è una crescita qualunque quella alla quale le aziende stanno dicendo di no. E’ una crescita consapevole in cui si prende sottobraccio il cliente, non tanto in quanto è colui che acquista i nostri prodotti o i nostri servizi, ma in quanto è colui che ha deciso di entrare in relazione con noi. E’ una crescita che prevede un livello paritario sul piano della comunicazione. Le aziende hanno la grande possibilità di affidarsi a chi ha voglia di parlare con esse. Ma hanno paura a farlo. Le analisi di Wom “mettono a nudo” la verità [nel bene e nel male]. La difficoltà? Fondamentalmente una: non volersela sentire dire [nel bene e nel male]. Da oltre un anno a questa parte su vari tavoli ho sentito più volte delle cose senza senso su questo fronte. Molti si riempiono la bocca di questo “maledetto” 2.0, ma pochissimi sanno veramente cosa sia e le opportunità che offre. Troppo spesso questo “maledetto” 2.0 viene scambiato per un ammasso di widget e di performance dal vago sottofondo tecnologico. Non è questo il 2.0. Chi lo pensa è a -2.0. Se dovessi dare una definizione al 2.0 lo definirei semplicemente per l’usabilità che genera nell’ambito della relationship. Usabilità che significa valorizzare e facilitare i processi cognitivi. Usabilità che significa adottare determinati comportamenti. Usabilità che significa condividere determinate abilità. Usabilità che significa canalizzare tali abilità. A questo punto vediamo come il Wom è un estremo “di cui” per poter capire in che modo il “nuovo modo” ci sta parlando. Interrogarsi se sia buono o meno: Lapalisse!

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Il valore del media mix [e non del media plan]

DR_WHO Taccuino, Social network 7 Comments »

Prendo spunto dal post che i Ninja hanno inserito, per trasformare il mio commento in post dedicato. Dalla summary di questa ricerca, emerge una informazione molto interessante: l’importanza del media mix (e non del media plan). La relationship che le aziende vogliono intraprendere con il target “giovani” (18-24), deve necessariamente avere uno spazio incubatorio per poter riverberare ”a tutto tondo”. Il fatto che i ragazzi (americani) prediligano anche media tradizionali, è una indicazione che va tradotta e declinata in un’ottica di media mix. Le aziende ne sono consapevoli? Riescono a comprendere che il WOM è un fenomeno che va considerato e, ove possibile, canalizzato? Ad esempio, la TV potrebbe essere da trampolino (in fase iniziale) per poter far scaturire un effetto “onda lunga” che germogli a diversi livelli in ambito WOM. La pianificazione degli spazi e la loro declinazione creativa, deve necessariamente recepire queste indicazioni. Chi l’ha detto che una campagna stampa non possa prendere spunto da quanto emerge dal WOM? Operando in questa maniera, il riverbero sul target sarebbe completo e coerente. Il target si sentirebbe “rappresentato” e il tutto andrebbe a capitalizzare (o a concimare) il concetto di “Valore della relazione”: che non è un elemento economico, ma di identità. Accordare al brand quel valore simbolico che funge da collante nella relazione tra i ragazzi (membri della stessa tribe).

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The Promise of Social Network Advertising

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Qual’è la potenza di fuoco di un social networks?
Social networking is an Internet success story.
In USA Quest’anno, il 37% degli utilizzatori adulti di Internet ha utilizzato il social networking on line. (via). Si stima che nel 2011 si arriverà al 49%. Debra Aho Williamson, eMarketer Senior Analyst e curatrice del nuovo report, Social Network Marketing: Ad Spending and Usage, afferma che la crescxita dei Social networking è garantita, a meno che i giovani di oggi “la smettano” una volta diventati adulti. Attualmente il 70% degli adolescenti in america, frequenta siti di Social Networking. In termini di crescita di raccolta pubblicitaria, molti sono i numeri che girano. Una notizia su tutte: Myspace e Facebook, insieme, ricevono più del 70% della raccolta pubblicitaria destinata ai social networking. Un piccolo esempio italiano sulla bontà dei Social lo abbiamo in casa nel Crazy marketing Network: siamo riusciti a posizionare l’evento NRS in 24 ore on top su BlogBabel. Non solo, L’effetto buzz lo ha replicato: oggi, sono stati di nuovo on top.

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WoM Power: un caso concreto

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Già alcuni post fa parlavo della “potenza del wom” e del fatto che il word of mouth – o marketing conversazionale – sia la strada da percorrere. In maniera molto piccola, ne abbiamo le prove (tra le tante più accreditate).

Il caso: venerdì sera in posta leggo l’invito da parte di Nonrassegnatastampa ad inserire un post sulla loro maratona di 24 ore. La cosa mi sembra carina e volentieri assecondo la richiesta. Da buon marketer mi incuriosisco e cerco gli ideatori su skype e, dopo qualche typing, coinvolgo il Crazy Marketing Network a postare e comunque a parlare dell’evento.

Risultato: oggi nonrassegnatastampa è in home page su http://it.blogbabel.com/ quale main argomento. (rif. picture di lato).

In sintesi, in questo piccolo caso, abbiamo l’ingrediente fondamentale di una azione non convenzionale e virale: la storia, ilcontenuto, l’associazione sottile, la portability, la condivisibilità, l’actuality, il pay off.

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WoM Power

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Il successo del word-of-mouth (WoM) marketing sta nel Roi. E’ proprio per la bontà dei risultati che i suoi investimenti supereranno il miliardo di dollari nel 2007, puntando a raggiungere i 3,70 attesi per il 2010. Le cifre sono di tutto rispetto. Il ‘passaparola’ si aggiudica il podio dei media alternativi, dimostrandosi più frizzante degli altri segmenti del comparto, dal brand entertainment al direct marketing, alle relazioni pubbliche. Almeno negli Usa, dove per la prima volta la ricerca PQ Media ha voluto valorizzarne la portata. Un approccio strategico non convenzionale, deve tener conto della portata tattica del WoM che spinge il pubblico a dialogare di marche, prodotti, servizi, influendo sulle sorti della stessa impresa, attraverso il potere che il giudizio espresso sa esercitare in chi ne viene coinvolto. Per questo l’obiettivo è sollecitare l’interesse, ma soprattutto agire perché l’individuo diffonda poi la sua opinione al gruppo sociale di riferimento, innescando una sorta di meccanismo virale. Il tema caldo è la dimensione, la qualità, l’influenza e la misurabilità di questo gruppo sociale, che la rete ha reso particolarmente esteso, in una dinamicità spontanea e contagiosa. (via)
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Marketing conversazionale: il futuro è buzz

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È quanto risulta da una ricerca condotta dalla TWI Survey inc. (panel 260 PR e marketing managers USA) entro il 2012 gli investimenti pubblicitari nei socialmedia e in altre forme di marketing conversazionale sorpasseranno quelli sui media tradizionali. Sebbene la diffusione dei social media sia appena iniziata, più del 70% dei manager spende meno del 2,5% in questo tipo di marketing. L’81% di loro prevede di spendere nei confronti del marketing conversazionale tanto quanto spende nel marketing tradizionale entro il 2012. (via).Va da sé che è necessario per chi opera in questi ambiti, non solo definire le relative metriche, ma realizzare un “fine tuning” sulla loro affidabilità per garantire analisi adeguate.
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La Rete del Valore o il Valore delle Rete?

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Il cliente non è dell’azienda, è solo parcheggiato davanti la sua porta. Non appena trova chi gli offre un servizio in più, gli si concede. Questo è quanto “vado predicando” da molto tempo. Oggi, in una realtà veramente interconnessa dove le aziende necessariamente devono non più pensare in termini di “catena del valore, ma di Rete del Valore, quanto affermo ritengo sia ancora più vero. Nella gestione della co-creazione del valore le aziende devono impegnarsi nello sviluppo non di clienti fedeli (che al giorno d’oggi non vuol dire più nulla), ma di ammiratori fanatici. In una recente ricerca “Passionistas: The New Empowered Consumers” emerge appunto questo aspetto: i consumatori appassionati di un determinato argomento/prodotto/servizio, spendono molto più tempo on line per tenersi aggiornati: il tempo speso è 6 volte superiore a quello medio. Questi consumatori, inoltre, sono molto più propensi a diffondere non solo i propri interessi, ma anche le marche associate ad essi. In che modo? E-mail, chat, forum, blog, video-sharing. In altre parole generando buzz. Ed aggiungo gestendo buzz. Ammiratori fanatici, quindi, opinion leader accreditati. Una proiezione? Nel 2011 in America, saranno oltre 34 milioni i consumatori che saranno in grado di influenzare il word of mouth.
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iPhone bug: a rischio la sicurezza

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“UN PRODOTTO magico, rivoluzionario. Letteralmente cinque anni avanti rispetto a qualsiasi altro. Abbiamo reinventato il telefono”. Con queste parole Steve Jobs di Apple presentava ol 9 gennaio 2007 l’iPhone (qui) creando attorno al prodotto la più grande operazione di ghost marketing. Fin qui bene. Oggi su lastampa.it appare questa news “…il New York Times ha pubblicato oggi la notizia che gli esperti della ditta americana sono riusciti a violare le difese dell’iPhone. …(omissis) pare, infatti, che attraverso alcune istruzioni contenute in una pagina web, la società di Baltimora sia riuscita ad accedere ai file interni dell’iPhone, che contengono la rubrica indirizzi, l’archivio dei messaggi e delle e-mail, forse anche le password dei siti internet. Non meno grave sarebbe un’altra falla scoperta da Charles Miller, Joshua Mason e Jake Honoroff, che permetterebbe di controllare completamente l’iPhone usando una connessione wi-fi. Sarebbe addirittura possibile affettuare telefonate all’insaputa del possessore, ad esempio per spiarlo o per far arrivare più telefonate ad una linea a pagamento.”Qui potete leggere l’intero articolo. Bene. Al tempo del web 2.0, del marketing non convenzionale, dell’action marketing etc etc, molto spesso (sempre) le aziende dimenticano una cosa fondamentale: la bontà del prodotto. Oggi più che mai il propdotto deve rispettare gli standard che la sua merceologia impone, interpretando needs sempre più complessi di clienti sempre più sofisticati. Quando lavoravo nelle multinazionali del largo consumo, il primo insegnamento che veniva impartito era il seguente: “fagli vedere il prodotto, e poi raccontagli quello che ti pare“. A bene vedere l’insegnamento vale ancora. Con le dovute interpretazioni, tenendo conto delle dinamiche competitive che caratteriozzano mercati saturi. Se vengono meno gli asset fondamentali del “basic marketing”, non sarà assolutamente possibile instaurare approcci non convenzionali. Non solo. Questo caso evidenzia l’errata interpretazione del marketing non convenzionale: solo tattica senza strategia. Bisognerebbe iniziare a parlare di approcci strategici di marketing non convenzionale. Chi mi segue da un pò di tempo lo sa già.

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Email addio, arrivano i social network

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Da Emanuela Di Pasqua (via)
Secondo le previsioni la posta virtuale potrebbe avere vita breve nel futuro e finire surclassata da siti come Myspace e Facebook.
SAN FRANCISCO, (Stati Uniti) – La vecchia email sta per andare in pensione, o quantomeno sta per farsi da parte, per lasciare posto ai nuovi strumenti sociali che il web offre, ovvero i siti social network. La previsione è dei teenager di Palo Alto e dei giovani imprenditori di start up ancora al liceo, quelli che il futuro più che prevederlo lo stanno vivendo, quelli che «fanno tendenza» (come si dice in gergo). E’ quanto è emerso da una conferenza tenutasi a San Francisco e dedicata alla generazione tecnologica. Loro sono quelli che Murdoch chiamerebbe i nativamente digitali, giovanissimi Ceo di piccole aziende o animatori di siti sociali che su CNet dicono la loro sui nuovi strumenti di comunicazione e aggregazione che passano per la rete.
UN «COCCODRILLO» GIA’ SCRITTO – In realtà è ormai da tempo che viene celebrata la morte futura della posta elettronica, di volta in volta a favore dell’instant messaging, del VoIP o del text messaging. Ma poi alla fine la mail regge sempre. Questa volta però, a sentir parlare i cosiddetti «early adopter» (nel linguaggio del marketing, i primi ad adottare un comportamento) siamo arrivati veramente a una svolta e gli eredi della posta virtuale sono Myspace, Facebook e compagnia bella. Come sempre il linguaggio arriva prima e nella Valle del Silicio si usa già dire «I Myspace’d» oppure «I Facebook’ed you», per dire ti ho contattato su un sito social.
LE DICHIARAZIONI – Secondo Martina Butler, che è intervenuta alla conferenza, ormai quando si dice «ti ho scritto una mail» in realtà si intende «ti ho contattato su un social network». Dello stesso parere è Craig Sherman, Ceo di Gaia Online, una start up di adolescenti della generazione web 2.0 che di sè stessi dicono: «Se guardi noi scoprirai cosa farà il mondo nei prossimi 5 anni». Le interviste ai giovanissimi protagonisti della rivoluzione tecnologica e comunicativa sono tante e pochissimi di loro difendono la vecchia mail. Tengono invece gli Sms, sempre più diffusi e capillari. Secondo Jupiter Reasearch l’80 per cento degli adolescenti con il cellulare «si messaggia». E chiaramente gli under 18 utilizzano Facebook o Myspace anche attraverso il proprio telefonino.

Sempre più verso un approccio WnRM.

Dr_Who

Cause a Reaction

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USA, arriva la t-shirt interattiva.
Anche la celebre Philharmonic Orchestra of the Americas si è prestata a sperimentare questo nuovo divertissement tecnologico.
Il marketing comunicativo non ha confini. Se vi sembrava buffo lo slogan «Vuoi dimagrire? chiedimi come» appuntato sulla giacca di un signore che legge il giornale sul tram, le magliette interattive della dot.com Reactee vi stupiranno: vanno ben oltre le spille da richiamo. Non occorre infatti disturbare chi indossa la maglietta, basta leggere il codice che si trova affianco dello slogan che ci ha colpiti e usarlo per inviare ad esempio un sms con la richiesta di informazioni aggiuntive. (Via)
Dr_Who

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