I telefoni cellulari stanno diventando sempre più il miglior device per la riproduzione di musica in movimento, e molti operatori a livello world wide integrano le proprie offerte con temi ed elementi musicali accompagnando anche le loro campagne di marketing. Virgin Mobile Australia ha recentemente lanciato una campagna per annullare tutti i fallimenti musicali del passato. Hanno voluto fare uno manifesto contro la brutta musica creando una campagna online, ottimizzandone l’accesso dai telefoni cellulari. Il progetto si chiama Right Music Wrong ed è stato creato con contenuti suggeriti dagli utenti. Alcune delle caratteristiche principali includono la “Top 10 della brutta musica” [top 10 music wrongs] presentando alcune delle principali schifezze musicali, soprattutto degli anni ‘90. Tutti hanno la possibilità di votare con “amore” oppure “odio”. Vi propongo la 1st position:
L’idea creativa è quella di aprire un dibattito nazionale sulla musica “da buttra via”. Ed il dibattito è seguiti dai surfers. Il sito funge inoltre da piattaforma per il V Festival, il festival di musica di Virgin Mobile in Australia. La strategia che permea questa azione è semplice: interpretare non un target, ma una tribe post moderna: un intero universo che si evolve attorno musica. Non solo: associare costantemente il brand Virgin Mobile a tale universo.
Ogni giorno che passa Facebook matura numeri sempre più grandi a dimostrazione che sta diventando sempre più parte integrante dell’esperienza di surfing da parte delle persone. Riporto le numeriche del mese di febbraio 2009 [espresse in milioni] : oltre 3 miliardi di minuti trascosi sulla piattaforma di SN, 15 milioni di aggiornamento del proprio status e così via. Nonostante questi numeri, la rapida crescita degli iscritti al FB non è stata accompagnata dalla giusta “raccolta pubblicitaria”: oltre il 43% degli iscritti non ha mai cliccato un banner pubblicitario presente sulla piattaforma. Questo è un dato che può sorprendere, ma non chi segue DR_WHO. Ne parlavamo già ieri. Presidiare le piattaforme social quali semplici billboard non porta da nessuna parte. Infatti gli obiettivi che i marketer più lungimiranti hanno nel presidiare ambiti di SN sono riassumibili nella relationship, diversamente declinata come appare dal grafico. La cosa interessante è che nessuno deimanager intervistati (in USA) ha menzionato che l’obiettivo fosse l’acquisto! Ma ben altro, per fortuna. E’ questo un aspetto che deve far riflettere alcuni marketer “nostrani” che vedono solo ed esclusivamente una ricaduta commerciale. Nel breve. Impensabile, dico io. Il ROI che va ricercato e misurato (vedi post) è di natura diversa ma certamente di maggior valore se lo si vuole analizzare, conoscere per poi poterlo gestire. Troppo spesso negli ultimi tempi, mi capita di ascoltare manager che sono troppo ingabbiati dall’ottenimento di tutto e subito. Non è questo che il presidio del SN porta nell’immediato. Il presidio del SN avrà come obiettivo finale anche questo ROI, ma ottenuto con metodi e soprattutto tempi diversi. Metodi: un cross tra virtuale e reale. La relationship va coltivata, sviluppata, fatta crescere assecondando non i needs ma i behaviour riconosciuti dai componenti le tribe di riferimento. Per poterlo fare è necessario un processo di accreditamento profondo da parte del brand, che certo non può essere ridotto ad un più o meno articolato presidio di un ambiente social. Tanto più se solo virtuale. Tempi: sono lunghi ma non impossibili. Nell’accompagnare/assecondare la tribe nei suoi behaviours, il brand apprende; un verbo che per troppo tempo è rimasto fuori il vocabolario delle aziende. Comprende quelle che sono le vere dinamiche non in quanto assolute, ma valide per la tribe di riferimento. Impara a conoscerne i simboli ed i relativi significati, a decifrarne i codici per migliorare la relationship. Tempi e Metodi. Per poterli massimizzare è necessario misurare in maniera quali/quantitativa la tipologia di rapporto per poter correggere la rotta laddove ci si allontani dai valori di relazione. Alla base? Il Pensiero Meridiano.
Abbiamo più volte parlato del Parkour. Al di là di un utilizzo “comune” che può esser fatto di questa interessante disciplina – che raggruppa new tribe – in comunicazione il parkour può aiutare a sensibilizzare gli animi e, perchè no, gli architetti di domani. Cosa ne pensate?
Chi segue il blog sa già che abbiamo più volte parlato del Parkour. Duracell vuole interpretare/presidiare tale fenomeno/target con una azione specifica sul web. La missionche Duracell si propone è quella di far crescere il movimento parkour, quindi offrire alla community possibilità concrete per esprimersi e migliorare. Di qui il Duracell Ultrachallenge Contest Game, un gioco per aiutare i traceur italiani a produrre video di parkour e freerunning per aumentare la produzione italiana dando a tutti la possibilità di esprimere la propria energia e la propria creatività. Lo scorso anno lo staff di parkour.it ha ideato un gioco chiamato Fluidity video contest game che ha riscosso grande successo. Lo scopo era quello di incentivare i traceur italiani a creare video per aumentare l’immagine e la creatività italiana nella rete.
Il tema dello scorso anno era la Fluidità, valore fondamentale di ogni percorso. Grazie a Duracell, quest’anno abbiamo potuto replicare l’iniziativa, migliorandola in termini di offerta al traceur e in premi migliori per ogni partecipante che si diletterà nella produzione di un video.
Il tema principale di quest’anno sarà un altro valore fondamentale per la creazione di un percorso: l’Energia! Sul sito dedicato potete trovare tutte le info.
Sarebbe interessante vedere come il presidio di tale urban tribe verrà in seguito declinato da parte di Duracell. A proposito: se Duracell avesse lumi in tal senso, saremo lieti di dare eco alla cosa.
L’autostop si fa su internet. E’ quanto prevede roadsharing.com, un sito internet in quattro lingue che permette di far incontrare domanda e offerta di “passaggi”. Chi offre un passaggio si registra con i propri dati sul sito inserendo luogo di partenza e di arrivo, che verranno georeferenziati grazie alle mappe di Google, e resta in attesa di chi il passaggio verso quella destinazione, o comunque di un luogo lungo il tragitto, lo cerca. a sua volta quest’ultimo può inserire il percorso desiderato e attendere una proposta di passaggio on line (via). Che dire? Semplicemente utile! Non solo: oltre ad essere un nuovo social network, Roadsharing permette di far conoscere le persone che lo frequentano, un passo che “fa atterrare” nella realtà relationship virtuali. New Tribe crescono.
Chissà se i Ninja hanno ragione: lovedremo in campagne non convenzionali? Più che altro mi sembra un bell’esempio di action sport! Prima espressione di una new tribe?
Bernard Cova nel suo libro Marketing Tribale, ci illustra come questa sia l’era della post-modernità caratterizzato da un ritorno premoderno dell’umanità che cerca continuamente ancoraggi a legami “arcaici”. E’ in quest’ottica che a NY si sta manifestando una tendenza molto interessante: il tatuaggio da Party (via) . Un tatuaggio usa e getta: dura una sera. Pezzi unici che, dopo qualche ora, al massimo qualche giorno, scompaiono. Sono l’ultima tendenza della gioventù alla moda americana (ma non solo, perché sta prendendo piede pure tra i giocatori professionisti di football, che, orgogliosi, mostravano gli avambracci fintamente tatuati durante le partite dei playoff per il Superbowl), a cui il New York Times ha dedicato un ampio servizio. Da non confondersi con con i disegnini all’henné che si fanno d’estate sulla spiaggia, tanto meno con i tatuaggi per bambini che si comprano in edicola. Ma neppure con l’arte del body painting, il dipingere sul corpo umano. Con quest’approccio il tatuaggio è diventato un accessorio come le scarpe, la borsetta, gli orecchini o le extension per i capelli. Non più per sempre, magari pentendosene dopo qualche tempo. Bensì, si fa e si cambia in base al tipo di serata, all’abito, all’umore. Che sia l’inizio di una nuova Tribe?
Mi piacciono le canzoni di Antonello Venditti. Anche l’ultima. Cercando su YouTube ne ho trovato il video (senza codice). Scorre bene il video e, a parte il product placement della Mini palesemente presente, mi pare che il regista abbia avvallato un soggetto di “maleducazione stradale”. Infatti in più d’una scena l’interprete del filmato (Venditti jr) armeggia con il cellulare durante la guida…Un esempio di diseducazione stradale in pieno target young: il media (YouTube), l’auto, il modello di telefonino. Bisogna fare più attenzione. Ragazzi alla guida: non imitate tale comportamento.
Scrivono blog, partecipano ai social network, guardano video on line, condividono contenuti: nella vita dei ragazzi sono centrali i media sociali. E’ quanto risulta da una ricerca del Pew Research Center sui ragazzi tra i 12 e i 17 anni in USA. Interattività, partecipazione, condivisione dei contenuti: sono tendenze che stanno modificando le relazioni con i media tradizionali. Già tempo fa una ricerca Eiaa (European Interactive Advertising Association) sull’utilizzo di internet in dieci paesi europei (tra cui l’italia) rivela che in media i giovani navigano in rete più frequentemente e più a lungo rispetto al tempo impegnato a guardare la televisione. Eppure i giovani – stavolta quelli della “generazioneY” tra i 18 e i 30 anni – rivelano la capacità di unire comportamenti tradizionali a quelli più innovativi (via). Info che è necessario – per chi non lo fa già – tenere in considerazione ed iniziare la via verso un approccio MediaMix che Media planning.
Bernard Cova nel suo ultimo libro ci illustra il perché del Marketing Tribale. Una sorta di “regresso” nell’evoluzione dei consumi e nella necessità da parte delle aziende di intraprendere un nuovo processo di ascolto ed una nuova relationship con il proprio consumatore. Nell’inserto de L’espresso di marted’ u.s. ci sono due articoli apparentemente diversi tra loro. Il primo: IN VIAGGIO A CACCIA DI TRIBU’ “…la nostra società può trarre esemplari insegnamenti da nomadi – dice David Bellatalla docente di antropologia culturale alla University of Western Australia a Perth – è una società fluida, capace di cogliere la ricchezza della diversità. I nomadi si accolgono, si mescolano, sapendo che si separeranno di nuovo. Ci sono genealogie remote che resistono. (..omissis..) La più grande lezione? L’ho avuta da un anziano che mi raccontava dei suoi antenati, fino a dieci generazioni prima. Ricordava persino i nomi dei cavalli. A un certo punto mi ha chiesto dei miei antenati. Ho una nonna, gli ho risposto. “come pretendi di sapere dove andare se non sai da dove vieni?”. Il secondo articolo UN MARZIANO A NEW YORK: “Comunità, tradizione, famiglia: concetti tutti da rivedere. Perché non è più la provenienza a definire la nostra identità. Ma i luoghi verso i quali andiamo: da cittadini onorari del futuro.” di Pico Iyer. Non è marketing non convenzionale questo? Come affermo da tempo, e ho ribadito in varie tavole rotonde, le aziende devono necessariamente ripensare il modo di interagire con chi consuma. Andando lì dove il consumatore vive, interagisce, lavora, si muove. Conoscere i suoi spazi sociali: siano essi reali o virtuali. Superare il concetto di target per approcciare le persone che lo compongono. L’azienda deve essere disposta a ridisegnare un nuovo paradigma da interpretare in modo dinamico, facendo crescere (evolvendo) gli schemi normalmente applicati. La domanda è: ci riusciranno?
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato con periodicità non definita; non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Non si ha alcuna responsabilità per quanto riguarda i siti ai quali è possibile accedere tramite i collegamenti posti all'interno del sito stesso, forniti come semplice servizio agli utenti della rete. Il fatto che il blog fornisca questi collegamenti non implica l'approvazione dei siti stessi, sulla cui qualità, contenuti e grafica è declinata ogni responsabilità.
Le immagini inserire in questo blog sono tratte, per la massima parte, da internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo.
Recent Comments