YouTube, i social network e tutto quanto fa 2.0

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metriche

Il 2.0 sta facendo danni. Non in quanto nuovo approccio, anzi, ma per le metriche che può produrre e che non sono immediate. In sintesi: i marketer non riescono a staccarsi da un vecchio modo di produrre e leggere i dati. Ieri sera davanti ad un buon Sauternes Chateau d’Yquem (che accompagnava un antipasto di formaggi per festeggiare la mia amica Debby titolare di una nuova enoteca) mi hanno chiesto di dare il mio parere in merito alle modalità adottate per misurare la presenza di uno spot destinato alla tv anche su Youtube, piuttosto che la presenza ed il commento agli stessi su piattaforme di social networking. La risposta immediata e che vi è già una distonia: perché uno spot per la televisione dovrebbe essere posizionato su YT? Seppur lo spot tv sia stato posizionato su YT, la tipologia di misurazione che è stata fatta non è altro che riportare pedissequamente il numero di view che il video ha generato, insieme con i commenti più o meno positivi che sono stati inseriti. Ma non finisce qui. L’avventura passa anche sulle piattaforme di social networking, prima fra tutte – e che ve lo dico a fare – Facebook! Qui la cosa si fa ancora più imbarazzante: una semplice elencazione del numero di gruppi ed i relativi iscritti che commentano in modo positivo o negativo lo spot o altro. Fine. Se ci si muove così, non è che si va molto lontano: non si riesce neanche a partire!  Il primo punto dal quale non è possibile prescindere, è il perché un brand vuole utilizzare le varie piattaforme di social networking. Quindi costruire un proprio storytelling: il senso, cioè, che il brand vuole avere in un approccio di social networking. Definito l’approccio, è possibile identificare le piattaforme sulle quali si vuole agire identificandole non nella loro capacità di rendere visibili o di ospitare un determinato contenuto, quanto nel tasso di affinità tra il pubblico che si intende coinvolgere (e non colpire) e lo storytelling. Solo a questo punto è necessario disegnare una architettura di media mix (e non di media plan), all’interno della quale new e old media convivono in modo coerente. Fatto ciò, appare evidente come le metriche vadano ben oltre una semplice “numerica di conteggio” in quanto comprendono un indicatore fondamentale: la conversazione. Ma c’è di più. Quello che importa sono le dimensioni della conversazione ed il modo con cui questa si sviluppa riflettendosi nel grado di viralità che la Rete può o meno conferire. Sviluppo della conversazione e tasso di viralità rappresentano poi i dati che, arricchiti da una analisi semantica, possono restituirci il valore del buzz: l’importanza che i pubblici conferiscono a determinati argomenti della conversazione. Ma a questo punto il vino era bello che finito (hic!). 

La forza dei Social network

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L’auto-esilio, da oltre 10 giorni, di un gruppo di dipendenti della Vinyls di Porto Torres . Su Facebook la loro iniziativa: “C’è l’Italia dei ‘famosi’, e di chi sta perdendo il lavoro”. Il 24 Febbraio 2010 un gruppo di operai Vinyls (ex Enichem, Porto Torres), in cassintegrazione da 4 mesi, è sbarcato sull’isola dell’Asinara, prendendo possesso delle sale dell’antico carcere. L’isola dei Cassintegrati è un reality “reale”, purtroppo, dove nessuno è famoso, ma tutti sono senza lavoro. Trincerati in un’isola simbolo della più grande Sardegna ormai in crisi profonda, alloggiati in celle non peggiori delle sbarre che governo, regione ed Eni hanno messo loro davanti. Nessuno yacht, billionaire e soubrette su quest’isola, solo la cruda verità di una politica che non dà risposte, e di una società a controllo statale – ENI – che persegue i propri scopi aziendali passando sulle vite di migliaia di famiglie. E, non ultimi, un gruppo di operai coraggiosi che lotta per i propri diritti. E la Rete risponde: oltre 27.000 membri. Un bella dimostrazione di un utilizzo consapevole dei social. (via)

Media inter-action

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Nel post di ieri condividevo con voi l’importanza di inquadrare il presidio in ambito Social all’interno di una completa e complessa strategia di riferimento. Questa integrazione è importante in quanto lo scenario dei vari media, sta profondamente cambiando. Ed è un cambiamento abbastanza repentino che vede “la Persona” governare questo cambiamento e che, più o meno consapevolmente, genera valore per il Brand. Rispetto al passato, lo scenario si sta muovendo verso una veicolazione anche virtuale della comunicazione  – lo sappiamo – ma quello che ci sfugge, probabilmente, è che la comunicazione non è più fine a sè stessa, ha in sè il germe della Relazione: del rapporto tra brand e Persone. I nuovi tipi di media non si limitano a produrre contenuti, ma stimolano ad essere partecipativi e questa partecipazione si traduce in costruzione e/o rafforzamento delle relazioni, piuttosto che in semplici conversazioni. Un attenta strategia di presidio deve mirare non tanto ad eliminare il vecchio, ma a far convidere il vecchio ed il nuovo con un approccio a valore aggiunto. L’approccio a valore aggiunto vede un processo tendenzialmente infinito tra i vari medium utilizzati (nel post precedente lo chiamavo effetto flipper) che si alimentano a vicenda: si viene quindi a creare un nuovo territorio mediatico dai confini indefiniti, che possono mutare a seconda della tipologia di valore aggiunto che il messaggio avrà in questo suo andare “di bocca in bocca”.

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Facebook il cannibale

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FACEBOOK non solo ha aiutato la gente a fare un’infinità di nuove connessioni, ma ha anche ispirato una sceneggiatura. Un film chiamato “La rete sociale”, che dovrebbe essere pubblicato entro la fine dell’anno, sarà traccia ascesa del sito dalla sua fondazione nel 2004 per diventare il re del mondo social-networking (via The Economist). facebook il cannibalePosizionando i 4 più noti social network su google trend, la situazione è facilmente prevedibile. Quello che è impressionante è il cosiddetto “effetto rete”: la crescita è esponenziale con il numero di persone che sono collegate ad una piattaforma di social networking. Oltre 70 lingue parlate al suo interno ed una versione “Lite” per i paesi privi di connessione ad alte velocità ed il gioco è fatto. Il core business non è solo mettere le persone in connesione tra loro, ma offrire loro una serie di opportunità per poterlo fare e di gestire il modo di condivisione garantendo una flessibilità della privacy. Semplice. Il crowdsourcing, poi, ha contribuito notevolmente al successo: tramite le applicazioni, molti possono diventare dei “programmatori” ed arricchire le modalità di networking. Facebook ha ormai più di 1 milione di sviluppatori d e la sua directory online contiene oltre 500.000 applicazioni. Tra tutte, l’applicazione Connect viene definita da Mark Zuckerberg come una “inversione del modello” di social networking. Invece di essere costretti a venire al sito web di Facebook, gli utenti possono prendere la loro identità Facebook e la rete di amici ad altri siti web e dispositivi, come le console di gioco. Questo significa che non è più necessario creare un nuovo gruppo di amici online ogni volta che visita una destinazione diversa sul web. (Su The Economist ulteriori approfondimenti). La soddisfazione del bisogno di “socialità” è garantito. E a diversi livelli. Secondo me quello che “si vede” su www.facebook.com è solo una parte infinitesimale della soddisfazione del bisogno di “socialità”. A diversi livelli FB ha raggruppato attorno a sè non solo i nostalgici che ricercano i vecchi amici di scuola – così era buzz posizionato FB fino a due anni fa – ma ha avuto la capacità di raggruppare attorno a sè delle comunità spontanee “blind”: i cosiddetti sviluppatori. Affidando a loro non il Brand, ma lo sviluppo di gangli vitali del suo engine, FB ha impresso un forte senso di appartenenza dalla caratteristica oserei dire elitaria. Mark Zuckerberg non è venuto meno alla sua mission, anzi l’ha amplificata ed interpretata in modo creativo: soddisfare il bisogno di “socialità”.

I Clienti e l’engagement: i tempi sono maturi

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Spostare gli investimenti dai media tradizionali verso quelli digitali, non è sufficiente per ra realizzazione di un mix efficace. La maturità del versante digitale impone anche un adeguamento delle  strategie di marketing, che non sempre avviene. L’adeguamento riguarda l’interpretazione del mix, cambiando l’approccio di fondo. E’ necessario spostare il focus dalla semplice “presenza in rete” ad una presenza attiva ed interattiva. Secondo l’ultimo rapporto di Alterian,  questo nuovo focus è chiesto proprio dalle persone: i messaggi “tollerati” sono quelli che vengono ritenuti adeguate, tempestive e pertinenti. Tre agettivi che è difficile far convivere con un approccio monodirezionale e che possono essere tradotti cone Engagement. 110781 La maggior parte dei marketer intervistati ritiene fondamentale l’utilizzo dei social network e il 14% lo ritiene critico per il successo. Se questi son i dati, dall’altro lato c’è la questione della comprensione nell’utilizzo delle piattaforme social: la maggior parte delle aziende afferma che la conoscenza è limitata alle risorse che lavorano negli ambiti digitali. Questo scenario, secondo me, fornisce delle grandi opportunità. Noi marketer di oggi apparteniamo ad una generazione di passaggio: non siamo nativi digitali; siamo quelli che quando squillava il telefono facevamo a gara con i fratelli per andare a rispondere. Ma abbiamo  la grande opportunità di sperimentare, di iniziare a traghettare i brand che gestiamo nella giusta direzione. Un elemento fondamentale che è necessario non perdere è la curiosità; sarà lei che ci permetterà di farci carico – senza eccessivo peso – dei rischi che la sperimentazione comporta.  ma se ci sicrede fino infondo, i fatti ci daranno ragione. Oggi ci definiscono “di frontiera”, ma va bene così.

Social Media

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Tks

Il ROI passa attraverso lo SROI

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Come già ho avuto modo di presentare al LuissBarcamp, l’interesse al raggiungimento ed alla misurazione del ROI sulle piattaforme di social networking sta assumendo pian piano una forma ben precisa. Per poterlo raggiungere occorre del tempo, certo, ma anche tanta dedizione accompagnata da comportamenti coerenti da parte del brand. La coerenza è data – tra l’altro – anche nel prestare ascolto alle “Persone” (e non al target) ma anche dare loro voce. Il tempo che intercorre tra il momento in cui si inizia un percorso del genere e l’ottenimento del risultato puramente di redditicità, può essere misurato. La summa di queste misurazioni può essere l’indice denominato SROI:  Social Retourn On Impact (tks Maurizio). Un indice che, in estrema sintesi, misura il “valore” delle persone all’interno di un progetto di senso. Nei prossimi giorni chiuderemo il percorso su come realizzare un progetto di senso, condividendo il modo in cui il Brand può realizzare il proprio cambiamento di paradigma di marketing.

Roi e Social Media

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Come promesso, ecco a voi in anteprima il video che presenterò domani al LUISSbarCamp. Un modo unconv per parlare del ROI sui social media. Il tutto coerente – ma lo vedremo nei prossimi giorni – con il tema “progetti di senso” che sto proponendovi di volta in volta. Vi anticipo che domani, se riuscirò ad avere la connessione internet, trasmetterò una “diretta” del BarCamp!…. Stay tuned!

Buona visione!

Cinema in tasca

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Avete mai pensato di portare con voi una sala cinematografica? Esagero, lo so: sarebbe troppo. Ma la qualità cinematografica forse è possibile portarla sempre con sè. Grazie alla tecnologia Ominia HD, samsung vi permette di avere il massimo della qualità video sul vostro telefonino.Fin qui nulla di “magico”. Ma la vera novità sta nel modo con ci è possibile averla: grazie alla nuova piattaforma di video on demand Samsumg Movie Store www.samsungmobile.it/samsungmovies è possibile downloadare partendo da PC e trasferire i tutto poi su telefonino Samsung,  film in alta definizione. Tutta la campagna interpreta il concept “se hai il cinema nel cuore, hai Omnia HD in tasca”. Provare per credere! By the way: la Tribe dei cinefili è avvisata. Per Samsung una occasione da non mancare in termini di presidio delle tribe … in ottica 2.0? Staremo a vedere.

Progetto di senso [2]

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maurizio caponeRiprendiamo il discorso su come realizzare un “Progetto di senso”. Ci eravamo lasciati identificando il primo elemento che un progetto deve avere, che è quello di rendere originali. Se il baricentro attorno a cui ci si deve muovere è l’elemento partecipativo, quest’ultimo può essere stimolato muovendosi su valori, interessi ed esigenze che spingano le Persone (people) ed esprimere se stesse. Ma questo aspetto da solo non è sufficiente. Il sistema narrativo posto in essere (e non la “meccanica” per intenderci) deve avere una propria “anima” ben precisa, che – attraverso l’utilizzo anche di mediatori simbolici – riaffermi valori, interessi ed esigenze in modo innovativo, non convenzionale. Gli strumenti che il cosiddetto “2.0″ mette a disposizione , non sono altro che  estensioni della dimensione umana, che aumentano la nostra capacità di dar forma ai pensieri in modo da poterli condividere con gli altri, migliorandoli. E’ questa condivisione che, attraverso la co-creazione di valore,  ribadisce il concetto dell’apprendimento sociale: si apprende anche attraverso esperienze indirette sviluppate attraverso l’osservazione di altre persone. L’utilizzo di un approccio User Generated Content all’interno di un  sistema narrativo non è altro che una delle possibili declinazioni operative che rende bene la capacità di agire attivamente e trasformativamente all’interno di un contesto in cui si decide di essere inseriti (human agency). Ecco quindi il secondo elemento: insegnare ad insegnare. Stay tuned …

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