Social media: 10 punti per individuarli

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Riprendo oggi la mia attività online seppur in modo ballerino in attesa del mio collegamento ADSL stabile. Il trasloco di casa è terminato ed ora sono alle prse con le “minuterie” che il trasloco porta con sè: perdite d’acqua dovute alla fretta delll’idraulico nel collegare la lavatrice, piuttosto che attendere il falegname per delle ante ed il vetraio per pannelli su misura o ancora, appunto, attendere un collegamento stabie e definitivo. Il tutto condito da una marea di scatoloni da sistemare. Ma il più è fatto: un progetto – quello di casa nuova – durato oltre un anno e mezzo. Riprendo appunto in mano il blog con un video che descrive in 10 punti e 120 secondi cosa siano i social media. C’è n’è bisogno. Buona visione a tutti! (via)

Media inter-action

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Nel post di ieri condividevo con voi l’importanza di inquadrare il presidio in ambito Social all’interno di una completa e complessa strategia di riferimento. Questa integrazione è importante in quanto lo scenario dei vari media, sta profondamente cambiando. Ed è un cambiamento abbastanza repentino che vede “la Persona” governare questo cambiamento e che, più o meno consapevolmente, genera valore per il Brand. Rispetto al passato, lo scenario si sta muovendo verso una veicolazione anche virtuale della comunicazione  – lo sappiamo – ma quello che ci sfugge, probabilmente, è che la comunicazione non è più fine a sè stessa, ha in sè il germe della Relazione: del rapporto tra brand e Persone. I nuovi tipi di media non si limitano a produrre contenuti, ma stimolano ad essere partecipativi e questa partecipazione si traduce in costruzione e/o rafforzamento delle relazioni, piuttosto che in semplici conversazioni. Un attenta strategia di presidio deve mirare non tanto ad eliminare il vecchio, ma a far convidere il vecchio ed il nuovo con un approccio a valore aggiunto. L’approccio a valore aggiunto vede un processo tendenzialmente infinito tra i vari medium utilizzati (nel post precedente lo chiamavo effetto flipper) che si alimentano a vicenda: si viene quindi a creare un nuovo territorio mediatico dai confini indefiniti, che possono mutare a seconda della tipologia di valore aggiunto che il messaggio avrà in questo suo andare “di bocca in bocca”.

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Progetto di senso [2]

DR_WHO Taccuino, Green marketing [il manifesto] 2 Comments »

maurizio caponeRiprendiamo il discorso su come realizzare un “Progetto di senso”. Ci eravamo lasciati identificando il primo elemento che un progetto deve avere, che è quello di rendere originali. Se il baricentro attorno a cui ci si deve muovere è l’elemento partecipativo, quest’ultimo può essere stimolato muovendosi su valori, interessi ed esigenze che spingano le Persone (people) ed esprimere se stesse. Ma questo aspetto da solo non è sufficiente. Il sistema narrativo posto in essere (e non la “meccanica” per intenderci) deve avere una propria “anima” ben precisa, che – attraverso l’utilizzo anche di mediatori simbolici – riaffermi valori, interessi ed esigenze in modo innovativo, non convenzionale. Gli strumenti che il cosiddetto “2.0″ mette a disposizione , non sono altro che  estensioni della dimensione umana, che aumentano la nostra capacità di dar forma ai pensieri in modo da poterli condividere con gli altri, migliorandoli. E’ questa condivisione che, attraverso la co-creazione di valore,  ribadisce il concetto dell’apprendimento sociale: si apprende anche attraverso esperienze indirette sviluppate attraverso l’osservazione di altre persone. L’utilizzo di un approccio User Generated Content all’interno di un  sistema narrativo non è altro che una delle possibili declinazioni operative che rende bene la capacità di agire attivamente e trasformativamente all’interno di un contesto in cui si decide di essere inseriti (human agency). Ecco quindi il secondo elemento: insegnare ad insegnare. Stay tuned …

Le 10 cose che i social media non possono fare

DR_WHO Taccuino, Social network 2 Comments »

Via FriendFeed leggo da Catepol una news interessante: “le 10 cose che i social media non possono fare”. Qui il post integrale. Di seguito:

  1. sostituire una strategia di marketing
  2. Avere successo se dietro non ci sono manager capaci di entrare in relazione col cliente
  3. Essere visti come un progetto a breve termine
  4. Produrre in fretta risultati significativi e misurabili
  5. Essere «fatti in casa».
  6. Rinfrescare velocemente l’immagine o riparare la reputazione danneggiata di un’azienda
  7. Essere realizzati senza un budget realistico
  8. Garantire automaticamente vendite o influenza
  9. Essere realizzati da «ragazzini» che conoscono i social media in quanto «nativi digitali»
  10. Sostituire le PR

I “10 comandamenti” sui social network sono ad una prima lettura scontati, è vero, ma nella pratica quotidiana troppo spesso, per non dire sempre, ignorati. Il punto saliente, tra i vari, è rappresentato dal punto 2: non possono avere successo se dietro non ci sono manager capaci di entrare in relazione col cliente. E’ questo un assioma imprescindibile per i brand che desiderano interpretare il mercato iniziando il percorso del cambiamento di paradigma. I punti 3 e 4, poi, sono temi che stiamo approfondendo negli ultimi post. La cosa interessante che emerge, leggendo i vari punti, è quello di un approccio integrato. Se è vero che il web – in generale – ha permesso di passare dal “monologo” al “dialogo a due” ed affronta oggi la “polifonia”, vero è anche che i vari medium e platform che vengono utilizzate devono necessariamente essere integrati tra loro con un approccio di media mix e non di media plan. Non solo: nell’utilizzo del mix, la spendita del messaggio non deve essere univoco (lo stesso messaggio per tutte le platform ed i medium), ma personalizzato a seconda del medium e della platform utilizzata. Personalizzazione che declina il concept madre in tante “body copy” che massimizzino il mediun/platform individuato e che rimandino ad un differente medium/platform in modo da formare un percorso di comunicazione integrato.

Il nuovo significato del Valore

DR_WHO Taccuino, Social network 1 Comment »

Proseguiamo il nostro percorso (iniziato qui e qui) sulla necessità di individuare e misurare il cosiddetto “ROI 2.0″.  L’elemento che può aiutarci a comprendere come sia necessario attribuire un significato diverso ad approcci considerati oramai “classici”, è sapere che esite questa forma di “attrazione gravitazionale” bidirezionale e multilivello. L’estrema eterogeneità e malleabilità che la forma di relazione posta in essere assume, a seconda del livello in cui si sviluppa e del tasso di affinità che ne è la matrice, deve portare i marketer a ragionare in termini di “dimensioni del Valore”. Il Valore di un brand non è fine a se stesso. Il Valore di un Brand non è puramente economico, ma – oggi più che in passato – deve arrivare ad essere economico. Il fatto che il Valore deve “arrivare” ad essere econimico, implica un percorso che mostra i suoi frutti man mano che questo percorso viene effettuato. Il passaggio che deve essere assecondato è quello di avviare, ove non esista, relazioni che incrementino “l’amore verso la marca”. L’intenzione di acquisto è un elemento successivo. Lo stimolo all’acquisto d’impulso lo ancora di più spostato in avanti. Engagement ed incremento dell’experince sulla marca sono i fulcri imprescindibili  per l’ottenimento di un nuovo ROI. Misurare cosa accade durante questo percorso è fondamentale. Misurare per NON INTERROMPERE l’experience, ma per dilatarla e farla sempre più permeata sul prospect. Ed è qui che entra in gioco la messa in campo di progetti di senso.

Stay tuned ..

Engagement TV

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Giovedi 22 Ottobre alle 22:30 su Current TV andrà in onda Frammenti: una fiction legata ad un alternate reality game in cui la storia esce dallo schermo per espandersi nel mondo reale e coinvolgere lo spettatore nella creazione di un universo narrativo che lo porta al centro della storia. Una idea relativamente nuova nell’intrecciare reale e “virtuale”. La domanda è duplice: quanti spettatori decideranno di partecipare? E poi, quanti avranno la voglia di continuare a partecipare? Entrambe le domande contribuiscono ad introdurci al tema del ROI di cui ho iniziato a parlarvi qualche post fa, in cui il tema del ROI è solo l’elemento finale del nostro percorso d’esplorazione. In quest’ambito avere una una percentuale di adesione buona su entrambi gli interrogativi è quanto mai fondamentale. Lascio a voi il perchè… stay tuned! (per chi volesse partecipare)

ROI questo sconosciuto per i Social media

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Si fa un gran parlare di Social media, si presidio selle piattaoforme social etc., ma quando si arriva al punto di “voler misurare” o “dover misurare” le azioni poste in essere anche su queste piattaforme, le note si fanno dolenti. Non tanto per i tool che permettono questo ed il supporto semantico di cui necessitano, quanto per la cultura media  del managementi che, ahimè, ad oggi non è pronto a recepire le nuove metriche. neanche una settimana fa ho cercat di condividere un report complesso ma molto ficcante di una attività non convenzionale (ma che vuol dire???) che ho realizzato, e mi sono trovato davanti (ma lo sapevo personaggi del tutto inpreparati. Quando ho parlato di tasso di affinità, tasso do conversazione, qualità della conversazione etc.., mi sono reso conto di parlare una lingua incomprensibile. Quando, poi, ho evidenziato le mappe quali quantitative della percezione dell’iniziativa, me le hanno paragonate ad Eurisko! Che dire?? La cosa bella è avvenuta quando ho cercato di parlare del ROI … La cosa che continuamente mi sbalordisce, è l’estrema miopia: l’indifferenza che il management ha nell’interpretare questo indicatore nell’ambito delle  piattaforme social è davvero disarmante. Il web se ben interpretato, sta facendo meraviglie, ma non comprendere che il prossomo decennio sarà l’era del consolidamento del cliente è davvero pazzesco. Rinunciare aprioristicamente a costruirne le basi (è questo a cui sono chiamati i marketer più sensibili), è davvero puerile! Nei prossimi post voglio condividere con voi quelle che possono essere le basi per poter intraprendere una “camminio di Senso”…. Stay tuned!! (foto)

Marketer e Social Media

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Anche se ogni giorno molte persone “frequentano” gli ambiti dei Social Network, i marketer ne sono ancora un pò lontani. Ma la tendenza pare stia cambiando. Secondo il rapporto della Aberdeen Group sul “Roi on Social Media marketing” oltre il 63% delle aziende intervistate, sono orientate a “deviare” i loro budget verso piattaforme social . Seppur rapportato al mercato americano, abbiamo anche in Italia dei casi che fanno ben sperare. Ultimo fra tutti Barilla con il progetto “nel mulino che vorrei“, per non dimenticare chi già da tempo interpreta tali ambiti. Spostare i budget verso gli ambiti dei SN non è di per sè un indicatore di bontà: tutto dipende da come, poi, vengono interpretati questi spazi che, seppur virtuali, hanno ricadute ben più pesanti. Quello che non smetterò mai di affermare è che il presidio degli ambiti SN non si esaurisce nella sola banalizzazione dell’acquisto di spazio banner all’interno di un YT o MS che sia, ma bisogna andare oltre ed abbandonare questo approccio che molti cavalcano. Andare oltre significa permeare questi spazi sociali, frequentandoli prima, accreditandosi poi, per poter coinvolgere gli “ambassador” e costruire con loro la giusta relationship. Se questo è vero (come è vero), è importante misurare in maniera quali/quantitativa la tipologia di presidio e di relazione che l’azienda instaura. Questo aspetto è l’elemento fondamentale che “allontana” i marketer da un approccio non convenzionale dei SN. E non è un caso solo  italiano. Infatti anche in USA questo è l’elemento frenante. Ben il 39% delle aziende è in difficoltà nel definire le metriche di riferimento per la misurazione del loro presidio. Indicazioni di tutto rilievo. Dalla mia personale esperienza, però, posso affermare che l’attesa è il peggior nemico. Se si attendono metriche “ufficiali”, non si va da nessuna parte. E’ buona cosa sperimentare, iniziare a misurare per poi affinare, ricalibrare non su se stessi ma sull’audience e procedere per approssimazioni successive. Nell’ambito delle metriche, due ritengo siano gli elementi che vadano considerati: il buzz arricchito con un’analisi di affinità ed approfondito con il reale valore semantico, i relativi comportamenti in virtù delle differenti presenze che si decide avere on-net, ed un minig di usage. Quest’ultimo è molto importante poichè solamente con una analisi ex-ante ed ex-post è possibile avere una lettura chiara sulla ricaduta (commerciale e non) sul brand. Porre in essere quest’ultimo pezzo è certamente dfficile ed oneroso per il brand, ma è assolutamnee necessario per iniziare a percorrere quella strada che ci porta verso il salto quantico necessario per approcciare il mercato in maniera non convenzionale.

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Relazioni pericolose

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Voglio prendere spunto dall’omonimo articolo di Giampaolo Colletti pubblicato ieri su Nòva relativo al rapporto tra azienda e Social Media. Chi vive e frequenta la blogosphera, sa benissimo che il dialogo tra aziende e la Rete è ancora molto lontano dal realizzarsi. È quanto emerge dall’ultima ricerca effettuata dall’osservatorio sulle Business TV della Bocconi. Tra i dati che l’articolo riporta, contrariamente a quanto può sembrare, solo un quarto delle aziende intraprende una relationship con il proprio target attraverso un approccio UGC.  Ancor meno sono le aziende che lo declinano tramite i Social Media [piazze virtuali]. Sono pienamente d’accordo con quanto afferma Paola Dubini – direttrice dell’osservatorio –  ”l’approccio delle aziende italiane è troppo pragmatico. Per molte aziende i Social Media sono l’estensione digitale di una attività di comunicazione tradizionale, con le stesse logiche e le stesse metriche interpretando i Social come un posto dove inserire un banner“. Parole sante mi viene da dire! Come già affermavo in una mia intervista ad ottobre dello scorso anno, non è una questione di strumenti. Illudersi di essere all’avanguardia solo perché si fa largo uso di internet e di iniziative originali, è miope e puerile. Per intraprendere un  nuovo paradigma di marketing, le aziende [i manager che la governano] dovrebbero ricordarsi che è necessario mantenere il contatto con il target. Mantenere il contatto. Lo affermava anche Kotler nelle varie edizioni dei suoi manuali. E’ uno dei must del marketing, ma non è più sufficiente. Ammettendo che lo fosse (sufficiente), i manager [le aziende] devono capacitarsi che il modo con cui lo si fa oggi è differente. Non basta rifarsi a pagina 3 del più noto manuale tematico. Essere connessi con il target significa partecipare con esso e cercare di far parte delle sub-culture che lo caratterizzano, permeandone le gesta. E’ un percorso lungo e complesso che ha un ritmo cadenzato e ingredienti imprescindibili: umiltà, ascolto e coerenza. L’azienda per poter parlare con il proprio target deve avere il coraggio di affidarsi ad esso, e non è una cosa banale. Parlare con il proprio target implica accettare punti di vista [buzz] differenti dai propri ed avere la forza di adottarli. Chi non lo fa è fuori dai giochi.

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Marketing spending: shift di spesa

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Nel corso del 2008 la spesa nella “tipologia” di marketing pare essere cambiata. da dati in nostro possesso lo dichiara il 68% dei marketers americani. I dati della ricerca condotta da American Marketing Association nel giugno del 2008 mostrano la tendenza incorso. In particolare nel B2C tale tendenza prevede una crescita ” a due zeri” nei prossimi 12 mesi. Fin qui buone notizie. Se vediamo, però, come l’orientamento della spesa vene declinata forse dei dubbi possono sorgere. Un conto è la tendenza, positiva, un conto è la sua declinazione. Tempo fa ho postato la news sulla difficile gestione del cliente Multitasking e su i blogger che incidono sulle decisioni di acquisto che ho riproposto proprio ieri su Socialware. Dai commenti presenti su quest’ultima pubblicazione, effettivamente i dubbi sono leciti: come giustamente sottolinea Jose

… includo il S.A. di Facebook tra le cose vecchie. Come utente vorrei essere stimolato da cose che non conosco, che non rientrano nel mio ordine di idee e che mi vengono comunicate con formule innovative. Mi è capitato solo una volta di cliccare su un social advertising di Facebook, sono iscritto da maggio e (tra casa e ufficio) ho perso il conto degli accessi. Se mi offri pubblicità contestualizzata, con keyword adv, non spam, etc. etc. hai fatto un buon servizio, non c’è dubbio. Ma bisogna andare verso qualcosa di nuovo! Qualcuno che è d’accordo con me?” Moto vero, robadisco: E’ la difficile via del marketing non convenzionale, per intraprendere la quale i primi ad assumere un aforma mentis differente devono essere i marketer. Se questi ultimi assecondano proposte creative che vengono spacciate per non convenzionali, non c’è scampo!

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