L’uomo interconnesso

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Immaginiamola applicata alla gestione del mercato

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Dal Web 2.0 al Marketing 2.0: Socialware

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Intervista a Claudio Vaccaro di Socialware

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L’importanza della partecipazione

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Voglio condividere con voi alcuni elementi di una bella intervista che Mauro Lupi ha realizzato in occasione di Interact 2008 a Esther Dyson. Nell’intervista emergono elementi di forte interesse. Primo tra tutti l’importanza della partecipazione attiva delle aziende al “brusio” che è presente sul web. Come afferma il CEO di Nike “We’re not in the business of keeping the media companies alive. We’re in the business of connecting with consumers“. Dyson sostiene che le aziende devono essere capaci (aggiungo io avere la volontà) di bypassare i tradizionali media, per interagire direttamente con i consumatori. Non lasciamoci però ingannare dalle apparenze: per farlo non occorre metter su un blog o una qualsiasi presenza in rete; per farlo occorre innanzitutto l’approccio “mentale” giusto. E’ quello che funziona. Non altro. La tecnologia che si utilizza è secondaria. Il primo step, come suggerisce Dyson, è quello di frequentare in maniera partecipativa i Social Network, non solo, ma anche di accompagnare queste attività in rete con contest reali “much as Nike might sponsor a local basketball game and send a rep or local sports-store owner“. In italia abbiamo un esempio in tal senso, seppur agli inizi. E’ quanto ha realizzato Barilla per il lancio del brand Alixir, del quale potete avere news qui. Alixir è partita al contrario, incontrando chi in rete ha generato buzz (positivo e negativo) per comprendere quali fossero le motivazioni, nel bene e nel male. E’ un inizio, ma molto sta, appunto, nell’approccio che una azienda vuole instaurare con la propria clientela e con i prospect. E’ quello che io chiamo l’approccio WnRM. L’intervista integrale qui
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Il futuro del guerrilla marketing

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Il futuro del guerrilla marketing? Una domanda alla quale Dr_Who non poteva sottrarsi. Sul numero 5 di Subvertising la sua personale visione. Buona lettura e, fatemi sapere cosa ne pensate!

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Nuovo marketing? Sempre sul Cliente. Dr_Who su "Italia Oggi"

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Assecondo le varie richieste inserendo l’articolo della mia intervista su “Italia Oggi” del 5 ottobre, nella sezione Marketing oggi.
Download articolo o cliccate sull’immagine
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Intervista a: Creative Are Bad

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Anna Torcoletti (via), intervista a Barbara Longiardi e Luca Cruccolini

Una battuta sulla creatività italiana e su Creatives are bad!- Clienti e agenzie: due lingue diverse?
B. Longiardi: “Ci piace il confronto e creatives are bad è una buona occasione, per crescere, migliorarci e capire di più.
Credo che l’ Italia dell’advertising (clienti e fornitori) abbia paura di usare la fantasia, la creatività, l’ingegno. Il sentimento che mi sembra attraversi tutti sia “vorrei, ma non posso”: 1) Vorrei fare una campagna creativa, ma l’account non mi dà il tempo per farla. 2) vorrei proporre una campagna creativa, ma non posso perché il mio cliente non la capirebbe e poi non c’è budget. 3) Vorrei che la mia agenzia fosse più creativa, ma deve fare delle campagne che tutti possano capire, con tutte le informazioni tecniche, l’elenco dei punti vendita, si deve vedere bene il prodotto, ricordare l’indirizzo internet, già che ci siamo mettiamo il numero verde, e una bella caption sulla la raccolta punti che stiamo facendo e che non va poi tanto bene…e poi cos’è tutto ‘sto bianco, io pago tutta la pagina quindi bisogna riempirla!”.
L. Cruccolini: “Agenzie e clienti: un binomio impegnativo, che richiede attenzione e cura quotidiane, convinzione e pazienza; che spesso richiama le agenzie all’ordine, imponendo frequenti rinunce a forme di creatività non convenzionali, soprattutto quando l’obiettivo è la vendita di un prodotto di largo consumo. Grande o piccola che sia, riteniamo che le agenzie possano considerare gratificante il rapporto con il cliente quando questo ne riconosce l’autorevolezza, affidandosi all’agenzia con consapevolezza, valutando insieme la migliore strada da percorrere per il raggiungimento del risultato. Per migliorare il dialogo con i clienti è necessario che le agenzie si spendano nella ricerca di soluzioni mirate, attingendo anche alle tendenze internazionali nel campo della comunicazione. La mostra Creatives are bad rappresenta certamente la possibilità di confrontarsi con realtà operanti su territorio nazionale e di mettere a confronto esperienze di comunicazione rifiutata da parte di privati e Istituzioni. Quello che ancora manca in Italia è una radicata cultura del progetto da parte dei non-operatori, e forse, in alcuni casi, anche da parte degli operatori di settore. Questo ha ancora forti ricadute negative, soprattutto su piccoli territori, dove le azioni di comunicazione sono recepite
con più forza dall’utenza di riferimento. Infine, in merito alle carenze lamentate dai clienti – poca creatività, poca velocità e poca innovazione – invitiamo a riflettere sull’altra faccia della medaglia: certo, la creatività non dipende dal budget disponibile ma di certo i fattori velocità e innovazione ne sono spesso fortemente condizionati. Il cliente ricordi: le agenzie non sono strutture che vivono di vita propria”.

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DiarioAperto e l’inchiesta su i blog

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Sono stati resi noti i primi risultati di DIARIOAPERTO (un’inchiesta condotta con tecnica CAWI tra il 24 gennaio e il 15 aprile 2007 tra 4.117 autori e lettori di blog in Italia) promossa da Splinder, Swg, Università di Trieste e Punto Informatico. Secondo l ’ i n c h i e s t a DIARIO APERTO (www.diarioaperto.it), condotta su oltre 4 mila autori e lettori di
blog, l’83,9% degli interpellati ripone ‘molta’ o ‘abbastanza’ fiducia nei blog più autorevoli, un valore significativo e più alto
rispetto a quello concesso a quotidiani cartacei (73,1%) o alle versioni Internet dei quotidiani (75,6%) e molto più alto rispetto a telegiornali e radiogiornali (45,6%). I blog sono interessanti proprio perché slegati da pressioni editoriali e commerciali ritenute dal campione analizzato più vicine al giornalismo tradizionale. I blog sono apprezzati perché riportano contenuti più originali e più liberi rispetto ad altre fonti di informazione mediatica (rispettivamente per l’89,3% e l’89,9% dei rispondenti). A questo proposito, non è casuale il fatto che il 64,2% degli autori di blog, nell’atto di pubblicare un post, dichiara di non avere in mente un ipotetico target di lettori come invece accade per il giornalista tradizionale. (..omissis..) si prediligono soprattutto contenuti che vogliono rappresentare la vita di ogni giorno e la dimensione quotidiana. (…omissis…). (via)

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Intervista a Stephen Norman

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Riporto qui un estratto dell’intervista rilasciata da Stephen Norman, marketing director worldwide di FIAT. (via)
È una bella testimonianza della forza che il management di FIAT ha avuto nel riposizionare il band, ripensandolo completamente. Agendo in modo UnconventionalM. L’approccio decisamente innovativo, si basa su Logica, Metodo e Chiarezza, ma soprattutto voglia di rimettere in discussione le regole. Tale approccio appare molto chiaro nella risposta che Stephen Norman dà alla prima domanda dell’intervista: Quando si tratta di Marketing, qual è il mantra di Stephen Norman? Ho pensato che “Mantra” fosse il nome di una Opel degli anni “70. E, probabilmente, questa è la migliore risposta alla domanda.
L’articolo completo di Stefania Medetti

Marketing Virale: tra il dire e il fare

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Riporto da SpotX l’interessante intervista rilasciata da Maurizio Sala sul marketing virale

“Oggi in Italia il marketing virale non è una pratica diffusa: è
una pratica di cui si parla molto. La differenza è sostanziale. Mentre in
altri Paesi su questo terreno dell’esperienza di marca si lavora
molto e con idee spesso pregevoli che vengono attuate con risultati
sorprendenti in termini di gradimento e impatto, qui da noi la cosa
viene menzionata quasi sempre in sede di inizio lavori e poi alla luce dei fatti molto poco viene messo in pratica. Mancano i talenti per farlo? Non è questo il punto. Il fatto è che la gestione di operazioni “non convenzionali”, cioè che non rientrano nella filiera classica cui il sistema è abituato, richiede a monte una cultura professionale aperta all’innovazione. Cultura che deve
appartenere sia al committente, sia alla struttura consulente, che per i mercati di massa è ancora in larga parte costituita da agenzie di adv. Le quali, per la maggior parte, ancora sostengono i modelli classici, perchè su questi basano la grossa fetta della loro operatività. Per quanto riguarda la marca, c’è viceversa ancora molta resistenza a interagire col consumatore in una dinamica aperta al feedback diretto da parte di questi, perchè l’idea di non controllare in toto il
fenomeno comunicativo mette ansia, o innesca perplessità. Per fortuna le dinamiche che stanno muovendo i mercati verso questi tipi di comunicazione sono molto più ampie del nostro Paese, sono un fatto storico, una progressione dovuta e inevitabile. In altre parole, volenti o nolenti, si tratterà presto (se non giàora) di farsene una ragione e di cominciare il percorso.
Percorso che riserverà belle sorprese che si chiamano aumento dell’efficacia, riduzione della spesa rispetto ai modelli abituali, coinvolgimento durevole del consumatore che -entrando in relazione con l’azienda attraverso canali nuovi e coinvolgenti- riaccenderà in sè stesso quella “passione” per la comunicazione che oggi si staspegnendo lentamente, assopita da quantità industriali di messaggiche sostanzialmente sono gli stessi ai quali il pubblico è esposto dapiù di vent’anni. Un lasso di tempo che fiaccherebbe qualunque modello comunicativo, anche il più brillante.”

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