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	<title>DR_WHO &#187; Buzz</title>
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		<title>ROI how to get it!</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 20:17:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Rieccomi a voi riprendendo la tematica del Social Media ROI, proponendovi un approccio operativo per il suo traguardo. Resta fermo il fattore Tempo: per poter traguardare il risultato di redditivtà, occorre tempo, ma come vedremo non è tempo “perso”; è un tempo investito nella costruzione/sviluppo di una relationship complessa rispetto a quella che normalmente viene<p style="float: right;"><a href="http://www.drwho.it/2011/04/01/roi-how-to-get-it/">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
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<p style="text-align: justify;">Rieccomi a voi riprendendo la tematica del Social Media ROI, proponendovi un approccio operativo per il suo traguardo. Resta fermo il fattore Tempo: per poter traguardare il risultato di redditivtà, occorre tempo, ma come vedremo non è tempo “perso”; è un tempo investito nella costruzione/sviluppo di una relationship complessa rispetto a quella che normalmente viene inquadrata nell’acronimo CRM. Il percorso che propongo sottende una attenta pianificazione di seeding dalla quale si evincono i primi dati e da cui prende avvio lo stimolo degli ambienti che ci interessano. Nel percorso molto importante sia l’analisi del WOM che la sua interpretazione semantica, per fare ciò è importante affidarsi a consulenti esperti che sappiano fornirvi anche il “sentiment” di quanto sta accadendo sia negli ambiti stimolati che in quelli esterni. <a href="http://www.viralbeat.com">Viralbeat</a> è il partner con il quale ho potuto vivere varie esperienze professionali, la cui summa mi ha portato a definire questo documento. Vari sono gli indicatori che troverete: Return on Impact, Return on Interest, Return on Attention; per quest’ultimo mi sono ispirato ad una intuizione di <a href="http://bakasmedia.com/roa-return-on-attention">Bakasmedia</a>, secondo me parziale, che ho completato inserendo la variabile degli opinanti (le persone). Il modello che propongo si basa su alcuni assunti, per certi versi un pò forti, comunque spunti che devono essere migliorati per scoprire insieme “the long way”. Buona lettura!</p>
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		<title>Social Network questo sconosciuto</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 06:49:48 +0000</pubDate>
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.drwho.it/wp-content/uploads/2011/01/Schermata-2011-01-26-a-22.02.30.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-2729" title="Schermata 2011-01-26 a 22.02.30" src="http://www.drwho.it/wp-content/uploads/2011/01/Schermata-2011-01-26-a-22.02.30-300x163.png" alt="" width="300" height="163" /></a> Secondo quanto emerge da una <a href="http://www.alterian.com/resources/research/Alterian-Annual-Survey-Results-2010/Alterian-2010-Survey/alterian-8th-annual-survey.pdf/">ricerca della Alterian</a> (survey condotta ad ottobre 2010) , circa un terzo dei marketer che operano sui social network dichiara di non comprendere sia le dinamiche sociali che muovono i rapporti in rete, sia il buzz che le persone generano attorno al brand . Solamente un terzo afferma di riferire regolarmente al management quanto accade e quanto &#8220;si dice&#8221; riguardo il loro brand, ma demandano alle agenzie specializzate questa attività. Al di là di ulteriori interessanti informazioni che la ricerca contiene, vorrei soffermarmi sui punti di cui sopra. Entrambi i punti hanno un elemento che li accomuna: la volontà. Sarò anche troppo esigente nei confronti del ruolo del marketer, ma da sempre la curiosità e la volontà di apprendere nuove dinamiche devono caratterizzare la sua figura. Il fatto che ben il 31% circa dichiari di non comprendere le dinamiche social ed il buzz che si realizza sul proprio brand è un dato preoccupante. Le persone/consum-attori che realizzano parte dei rapporti sociali in rete hanno &#8211; secondo me &#8211; una spiccata coscienza &#8220;sociale&#8221;: ovvero fondano le loro decisioni, orientano i loro gusti, esprimono critiche ed apprezzamenti avendo come bussola, appunto, la tipologia di buzz che il loro network di riferimento genera. In sintesi sono persone che tengono in considerazione la sensibilità del mercato (in quanto solo loro il mercato). Non individuare e decodificare il sentiment significa perdere opportunità per il brand che si gestisce perchè non si entra in sintonia con chi utilizza il brand. Questa mancanza di volontà, poi, riverbera &#8211; in maniera indotta &#8211; anche sulla presentazione dei dati al management. D&#8217;accordo che è necessario avvalersi almeno per i primi tempi di <a href="http://www.ninjamarketing.it">consulenti specializzati</a>, ma è necessario che i marketer acquisiscano dimestichezza con i ratios più comuni per poter prendere decisioni in autonomia. Il ruolo del consulente, nel tempo, varierà. Nel breve &#8220;indottrina&#8221; i marketer sugli approcci metodologici e sugli strumenti di base; fornisce loro i tools necessari per realizzare un monitoring specifico sulle dimensioni e sull&#8217;andamento del buzz; a tendere il suo ruolo sarà quello di identificare &#8211; in virtù dei fenomeni raccolti &#8211; i trend che migliorino/anticipino gli ambiti che le persone social oriented stanno intraprendendo. Quest&#8217;ultimo aspetto, secondo la mia esperienza, rappresenta il vero valore aggiunto ed il plus che i consulenti di new marketing devono apportare. Occorrono consulenti perchè i trend non vengono identificati &#8220;premendo un pulsante&#8221; su un tool preconfezionato, ma sono frutto dell&#8217;analisi semantica del buzz, del valore che il buzz generato ha, del sentiment che dal valore semantico scaturisce e da una analisi etnografica che correla i comportamenti in rete con quelli reali. Nei prossimi post esamineremo al meglio questi percorsi. Stay tuned!</p>
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		<title>A new bird a new experience</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 12:13:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Bellisimo questo vdeo che preannuncia il restyling di Twitter . Al di là di tutte le migliorie che potete trovare descritte su Wired , il video in maniera molto chiara ci mostra come il buzz influisca sulle scelte (d&#8217;acquisto e non) della vita quotidiana. Il passaparola c&#8217;è sempre stato (ricordate? Era il claim di un noto<p style="float: right;"><a href="http://www.drwho.it/2010/09/15/a-new-bird-a-new-experience/">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
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			</a>
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<p style="text-align: justify;">Bellisimo questo vdeo che preannuncia il restyling di <a href="http://blog.twitter.com/2010/09/better-twitter.html" target="_blank">Twitter</a> . Al di là di tutte le migliorie che potete trovare descritte su <a href="http://www.wired.it/news/archivio/2010-09/15/cinque-cose-da-sapere-sul-nuovo-twitter.aspx" target="_blank">Wired</a> , il video in maniera molto chiara ci mostra come il buzz influisca sulle scelte (d&#8217;acquisto e non) della vita quotidiana. Il passaparola c&#8217;è sempre stato (ricordate? Era il claim di un noto brand) ma la Rete come sappiamo ne ha amplificato il &#8220;sentire&#8221; e, quindi l&#8217;importanza. Questo piccolo aspetto deve far riflettere i marketer che gestiscono Brand: è cambiato il perimetro del Valore pur rimanendo inalterati gli obiettivi: ogni prodotto comporta investimenti di tempo e di risorse il cui obiettivo è produrre ricavi. Stay tuned&#8230; nel frattempo buona visione!!</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="440" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/rIpD7hfffQo&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xd0d0d0&amp;hl=en_US&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="440" height="385" src="http://www.youtube.com/v/rIpD7hfffQo&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xd0d0d0&amp;hl=en_US&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
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		<title>La Y generation cresce</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 19:43:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Circa due anni fa parlavo della Y generation contrapposta alla X generation assumendo il fatto che chi si fosse accaparrato l’attenzione della Y generation avrebbe ben seminto per il proprio avvenire. Ebbene, a due anni esatti da quel post, eccomi con una nuova ricerca che – con toni più aggiornati &#8211;  avvalora l’ipotesi di allora.<p style="float: right;"><a href="http://www.drwho.it/2010/07/12/la-y-generation-cresce/">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.drwho.it/wp-content/uploads/2010/07/9924C4CB72BB480EA532FFD8964D7641.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2449" title="9924C4CB72BB480EA532FFD8964D7641" src="http://www.drwho.it/wp-content/uploads/2010/07/9924C4CB72BB480EA532FFD8964D7641-244x300.jpg" alt="" width="244" height="300" /></a> Circa due anni fa parlavo della Y generation contrapposta alla X generation assumendo il fatto che chi si fosse accaparrato l’attenzione della Y generation avrebbe ben seminto per il proprio avvenire. Ebbene, a due anni esatti da <a href="http://www.drwho.it/2008/07/23/x-e-y-generation/" target="_blank">quel post</a>, eccomi con una <a href="http://pewinternet.org/Reports/2010/Future-of-Millennials.aspx?r=1" target="_blank">nuova ricerca</a> che – con toni più aggiornati &#8211;  avvalora l’ipotesi di allora. Soprattutto in termini di comportamento. I ragazzi della Y genersation continueranno la loro abitudine corrente di condivisione grandi quantità di informazioni personali online man mano che invecchiano. E’ quanto emerge da una recente ricerca secondo la quale, ben  il 67% degli intervistati, concordano con il fatto che i ragazzi della Y generation continueranno ad essere le migliori fonti di grandi quantità di informazioni anche personali al fine di connettersi e sfruttare socialmente le varie opportunità. La maggior parte degli intervistati ha osservato che la divulgazione di informazioni on-line comporta numerosi vantaggi sociali ad esempio porta le persone aprirsi con gli altri per costruire amicizie, aggregarsi, cercare aiuto, e costruire la loro reputazione. La cosa interessante è che man mano che il tempo passa, questo processo si affina sempre più portando le stesse persone ad una assunzione di responsabilità maggiore. Usi e consuetudini si rinnovano: nuove definizioni di &#8220;privato&#8221; e &#8220;informazioni pubbliche” stanno prendendo corpo nella società in rete e senza dubbio si riverberanno anche nella vita offline. Chi ben comincia &#8230;</p>
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		<title>Territori liquidi</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 20:59:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I social network, è inutile dirlo, hanno rivoluzionato il modo di avviare/mantenere le relazioni interpersonali. Con l&#8217;avvento del &#8220;mobile&#8221;, poi, questo è vero ancor di più: possibilità di accedere alle platform di relazione sempre ma soprattutto ovunque. Ed il concetto di &#8220;Everywhere&#8221; sta facendo evolvere l&#8217;approccio ai social network. Personalmente non ritengo sia una &#8220;evoluzione&#8221;<p style="float: right;"><a href="http://www.drwho.it/2010/03/17/territori-liquidi/">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2237" title="flow-520x2839" src="http://www.drwho.it/wp-content/uploads/2010/03/flow-520x2839.png" alt="flow-520x2839" width="446" height="2437" />I social network, è inutile dirlo, hanno rivoluzionato il modo di avviare/mantenere le relazioni interpersonali. Con l&#8217;avvento del &#8220;mobile&#8221;, poi, questo è vero ancor di più: possibilità di accedere alle platform di relazione sempre ma soprattutto ovunque. Ed il concetto di &#8220;Everywhere&#8221; sta facendo evolvere l&#8217;approccio ai social network. Personalmente non ritengo sia una &#8220;evoluzione&#8221; in senso stretto, ma una naturale conseguenza che i marketer abituati a muoversi in questi ambiti conoscono già. Secondo uno studio recente realizzato da PostRank, circa l&#8217;80% delle conversazioni si sviluppano offsite: al di fuori degli ambiti in cui l&#8217;attività si è generata, cioè sui social network. Questa è una informazione che può preoccupare le aziende che sono strettamente legate ad un approccio di seeding creativo: individuare le platform con un tasso di attrattività congruo e lì iniziare l&#8217;opera di &#8220;inseminamento&#8221;. Ma i territori di comunicazione, e lo sappiamo, sono liquidi: mutevoli per loro stessa natura. Al loro intero le &#8220;notizie&#8221; sono destinate ad evolversi e a prendere strade e forme inaspettate. E&#8217; questa una caratteristica del tasso di viralità che caratterizza una determinata &#8220;notizia&#8221;. La liquidità dei territori di comunicazione, non è mai stata presa in grande considerazione dai marketer, ma chi ha potute leggere i dati quali quantitativi di una analisi di wom, ha potuto constatare tale aspetto. La domanda è: è possibile controllare questo fenomeno? Governarlo è impossibile, seguirlo ed intervenire ove necessario assolutamente si! Ed è per questo che nell&#8217;ambito della costruzione di un progetto, è fondamentale definire sia la qualità degli ambiti di intervento (le piattaforme su cui <em>seedare</em>) che costruire una formula di <a href="http://www.drwho.it/?s=attrazione+gravitazionale" target="_blank">attrazione gravitazionale</a>. Gli ambiti di intervento non sono altro che dei &#8220;vasi&#8221; dai quali far partire il potenziale virale, ma i metodi per realizzare efficienze (attrazione gravitazionale) sono diversi e molto importanti. La diversificazione su cui il wom si genera, personalmente, ritengo sia un beneficio per il Brand: lo obbligano a non rimanere ghettizzato all&#8217;interno di ambiti &#8220;soggettivi&#8221; e, per certi versi, limitatamente riconosciuti. La diversificazione dei terreni su cui cogliere il wom è un grosso arricchimento degli ambiti percettivi del brand, che contribuiscono &#8211; nel bene e nel male &#8211; al posizionamento non solo di mercato, ma Sociale del Brand.(<a href="http://lucaconti.nova100.ilsole24ore.com/2010/03/il-coinvolgimento-sui-social-media-sta-cambiando.html" target="_blank">via</a>)</p>
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		<title>YouTube, i social network e tutto quanto fa 2.0</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 11:10:00 +0000</pubDate>
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<p><img class="alignleft size-full wp-image-2226" title="metriche" src="http://www.drwho.it/wp-content/uploads/2010/03/metriche.jpg" alt="metriche" width="287" height="198" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il 2.0 sta facendo danni. Non in quanto nuovo approccio, anzi, ma per le metriche che può produrre e che non sono immediate. In sintesi: i marketer non riescono a staccarsi da un vecchio modo di produrre e leggere i dati. Ieri sera davanti ad un buon Sauternes Chateau d’Yquem (che accompagnava un antipasto di formaggi per festeggiare la mia amica Debby titolare di una nuova enoteca) mi hanno chiesto di dare il mio parere in merito alle modalità adottate per misurare la presenza di uno spot destinato alla tv anche su Youtube, piuttosto che la presenza ed il commento agli stessi su piattaforme di social networking. La risposta immediata e che vi è già una distonia: perché uno spot per la televisione dovrebbe essere posizionato su YT? Seppur lo spot tv sia stato posizionato su YT, la tipologia di misurazione che è stata fatta non è altro che riportare pedissequamente il numero di view che il video ha generato, insieme con i commenti più o meno positivi che sono stati inseriti. Ma non finisce qui. L’avventura passa anche sulle piattaforme di social networking, prima fra tutte – e che ve lo dico a fare – Facebook! Qui la cosa si fa ancora più imbarazzante: una semplice elencazione del numero di gruppi ed i relativi iscritti che commentano in modo positivo o negativo lo spot o altro. Fine. Se ci si muove così, non è che si va molto lontano: non si riesce neanche a partire!  Il primo punto dal quale non è possibile prescindere, è il perché un brand vuole utilizzare le varie piattaforme di social networking. Quindi costruire un proprio storytelling: il senso, cioè, che il brand vuole avere in un approccio di social networking. Definito l’approccio, è possibile identificare le piattaforme sulle quali si vuole agire identificandole non nella loro capacità di rendere visibili o di ospitare un determinato contenuto, quanto nel <strong>tasso di affinità</strong> tra il pubblico che si intende coinvolgere (e non colpire) e lo storytelling. Solo a questo punto è necessario disegnare una architettura di media mix (e non di media plan), all’interno della quale new e old media convivono in modo coerente. Fatto ciò, appare evidente come le metriche vadano ben oltre una semplice “numerica di conteggio” in quanto comprendono un indicatore fondamentale: la <strong>conversazione</strong>. Ma c’è di più. Quello che importa sono le <strong>dimensioni</strong> della conversazione ed il modo con cui questa si sviluppa riflettendosi nel grado di <strong>viralità</strong> che la Rete può o meno conferire. Sviluppo della conversazione e tasso di viralità rappresentano poi i dati che, arricchiti da una analisi semantica, possono restituirci il <strong>valore del buzz</strong>: l’importanza che i pubblici conferiscono a determinati argomenti della conversazione. Ma a questo punto il vino era bello che finito (hic!).<span id="_marker"> </span></p>
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		<title>Media inter-action</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 15:02:03 +0000</pubDate>
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<p style="text-align: justify;">Nel post di ieri condividevo con voi l&#8217;importanza di inquadrare il presidio in ambito Social all&#8217;interno di una completa e <em>complessa</em> strategia di riferimento. Questa integrazione è importante in quanto lo scenario dei vari media, sta profondamente cambiando. Ed è un cambiamento abbastanza repentino che vede &#8220;la Persona&#8221; governare questo cambiamento e che, più o meno consapevolmente, genera valore per il Brand. Rispetto al passato, lo scenario si sta muovendo verso una veicolazione anche virtuale della comunicazione  &#8211; lo sappiamo &#8211; ma quello che ci sfugge, probabilmente, è che la comunicazione non è più fine a sè stessa, ha in sè il germe della Relazione: del rapporto tra brand e Persone. I nuovi tipi di media non si limitano a produrre contenuti, ma stimolano ad essere partecipativi e questa partecipazione si traduce in costruzione e/o rafforzamento delle relazioni, piuttosto che in semplici conversazioni. Un attenta strategia di presidio deve mirare non tanto ad eliminare il vecchio, ma a far convidere il vecchio ed il nuovo con un approccio a valore aggiunto. L&#8217;approccio a valore aggiunto vede un processo tendenzialmente infinito tra i vari medium utilizzati (nel <a href="http://www.drwho.it/2010/02/10/il-presidio-dei-social-media-necessita-di-una-strategia/" target="_blank">post precedente</a> lo chiamavo effetto flipper) che si alimentano a vicenda: si viene quindi a creare un nuovo territorio mediatico dai confini indefiniti, che possono mutare a seconda della tipologia di valore aggiunto che il messaggio avrà in questo suo andare &#8220;di bocca in bocca&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Iscriviti ai seminari di Dr_Who: per info clicca sul banner!</strong><br />
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		<title>Word Of Mouth</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 21:07:28 +0000</pubDate>
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<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2102" title="110146" src="http://www.drwho.it/wp-content/uploads/2010/01/110146-257x300.gif" alt="110146" width="257" height="300" /> Rieccoci online dopo la breve pausa natalizia (forzata nell&#8217;ultima settimana a causa di una non connessione alla Rete). Inizio il 2010 parlando del passaparola, proponendo una recente <a href="http://www.emarketer.com/Article.aspx?R=1007458" target="_blank">ricerca </a>che fotografa il fenomeno del Wom negli States. Nulla di nuovo sul fronte dei risultati: circa il 54% degli internet users si affida alla Rete per reperire informazioni in modo da orientare i propri acquisti. Se leggiamo attentamente la tabella a lato, notiamo come &#8211; a diverso titolo &#8211; vi è una condivisione/trasformazione/arricchimento delle informazioni relative a prodotti. Ma il Wom non è solo questo. E&#8217; importante conoscere il &#8220;sentiment&#8221; che deriva da queste conversazioni e da queste condivisioni. Il &#8220;sentiment&#8221; è l&#8217;elemento importante per il Brand: può fornire utili informazioni non solo sul gradimento/non gradimento di un prodotto, quanto sul tono che il Brand dovrebbe avere attraverso i suoi prodotti. Il &#8220;valore prospettico&#8221; del Wom sta proprio in questo: nella capacità che il Brand ha di inquadrare il passaparola da un punto di vista semantico per attribuire non solo il giusto significato, ma anche la giusta rilevanza ed affinità di quanto viene elaborato in Rete attorno ad esso. E questo è solo il primo aspetto: dal mining continuo è possibile individuare quelle che sono le tendenze in atto attorno al Brand, per poter disegnare opportuni future strategie. Stay tuned!</p>
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		<title>8075 commenti</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 15:08:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[8.705 commenti e 5.245 preferenze. Ma Tan Yi di cosa avrà mai parlato? Da una traduzione maccheronica fatta con google, parrebbe si tratti o di un argomenso sul sesso/abitudini sessuali piuttosto che tecniche di conquista, oppure previsioni astrali. Una cosa è certa: una cosa del genere non &#8216;avevo mai vista!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2011" title="155633" src="http://www.drwho.it/wp-content/uploads/2009/11/155633-300x225.jpg" alt="155633" width="300" height="225" />8.705 commenti e 5.245 preferenze. Ma Tan Yi di cosa avrà mai parlato? Da una traduzione maccheronica fatta con google, parrebbe si tratti o di un argomenso sul sesso/abitudini sessuali piuttosto che tecniche di conquista, oppure previsioni astrali. Una cosa è certa: una cosa del genere non &#8216;avevo mai vista!</p>
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		<title>Tweeting</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 21:50:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lo &#8220;pensavo&#8221; qualche giorno fa su FB: il germe del buzz è nel microblogging. Una recente ricerca, evidenzia come in USA il 19% degli utenti internet utilizzi un servizio di microblogging per tenersi aggiornati in mobilità. Sorprendente è la fascia di età che il servizio Tweetter &#8211; in particolare- copre: dai 18 ai 49 anni<p style="float: right;"><a href="http://www.drwho.it/2009/11/03/tweeting/">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1909" title="Tweet" src="http://www.drwho.it/wp-content/uploads/2009/11/Tweet-209x300.gif" alt="Tweet" width="209" height="300" />Lo &#8220;pensavo&#8221; qualche giorno fa su FB: il germe del buzz è nel microblogging. Una <a href="http://pewinternet.org/" target="_blank">recente ricerca</a>, evidenzia come in USA il 19% degli utenti internet utilizzi un servizio di microblogging per tenersi aggiornati in mobilità. Sorprendente è la fascia di età che il servizio Tweetter &#8211; in particolare- copre: dai 18 ai 49 anni per un totale del 55% del campione analizzato. Al di là di questo, quello che la ricerce mette chiaramente in rilievo è una sorta di &#8220;poliglottismo&#8221; digitale: a seconda sello status in cui ci si trova, si utilizzano piattaforme differenti . Il device, poi, è quanto più diversificato: PC, Mobile, game console. Born digital crescono <img src='http://www.drwho.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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