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	<title>DR_WHO &#187; Risultati della ricerca  &#187;  carne+al+fuoco</title>
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		<title>Il Valore della discontinuità</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 19:44:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lo postavo alcuni giorni fa citando Maurizio Capone: “&#8230;. forse è arrivato il tempo di ripartire. Ripartire per un viaggio diverso verso una uova destinazione&#8230;(omissis)&#8230;”. In queste poche parole si cela l’essenza di un approccio non convenzionale che gli amici Ninja da tempo “predicano e praticano”. Chi segue Dr_Who con una certa assiduità, sa come<p style="float: right;"><a href="http://www.drwho.it/2010/11/22/il-valore-della-discontinuita/">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p style="text-align: justify;">Lo postavo <a href="http://www.drwho.it/2010/11/04/come-suona-il-caos-il-documentario/">alcuni giorni fa</a> citando Maurizio Capone: “&#8230;. <em>forse è arrivato il tempo di ripartire. Ripartire per un viaggio diverso verso una uova destinazione&#8230;(omissis)&#8230;”</em>. In queste poche parole si cela l’essenza di un approccio non convenzionale che gli amici <a href="http://www.ninjamarketing.it">Ninja</a> da tempo “predicano e praticano”. Chi segue Dr_Who con una certa assiduità, sa come vengono trattati i temi sul nuovo modo di fare marketing. Già questa affermazione, di per sé, è una cosa che non sta in piedi: chi fa veramente marketing sa che ogni giorno il mercato è diverso. Se questo era vero in passato oggi lo è ancora di più con la saturazione dei vari settori commodity. Come andare avanti?  Semplicemente non adottando sempre lo stesso schema. Se la frase fatta riporta “bisogna rompere con il passato”, al giorno d’oggi il passato è relativo. Il passato è semplicemente ieri, data la fluidità che i rapporti e le relazioni brand/persone hanno insite. In estrema sintesi essere discontinui non è più un disvalore, non è sinonimo di mancanza di indirizzo, ma diventa la strategia vincente per costruire solide basi per il proprio futuro. Discontinuità sinonimo si capacità di ascolto e di apprendimento, capacità di sapersi “adattare” ed essere mutevole. Finalizzando una presentazione sull’open innovation, questi aspetti vengono fuori in maniera lampante e sotto differenti angolazioni. Discontinuità non significa fare cose diverse, ma reinterpretare gli status quo che ingessano l’azienda: dall’approccio al prodotto al suo sviluppo, dalla gestione della propria customer base al sistema di media planning. Essere discontinui ci permette di rinnovare le abituali forme di interazione, per sfruttare al meglio le opportunità che normalmente vengono vissute come minacce o più semplicemente come non opportunità. Stefano Beraldo, AD del gruppo Coin, ha fatto della discontinuità la propria strategia vincente, portando il gruppo da -40 milioni di euro a +133 milioni cavalcando l&#8217;idea di introdurre in Italia il concetto dello <a href="http://www.pop.upim.it/it">shopping mall</a> (Business People sett. 2010 di M. Stefanini); Aia, semplicemente ascoltando in maniera differente i propri clienti, ha realizzato dapprima una <a href="http://www.drwho.it/2007/06/19/dalla-padella-alla-brace/">community di  appassionati di carne alla brace</a> (<a href="http://www.carnealfuoco.it">Carne al fuoco</a>) e, successivamente, ha creato una gamma di prodotti dedicata; <a href="http://www.bootb.com">BootB</a>: la creatività out of the box per offrire ai brand che lo desiderano &#8220;tutti i creativi del mondo&#8221;. Barilla con il progetto &#8220;<a href="http://www.nelmulinochevorrei.it/">Nel Mulino che vorrei</a>&#8221; ha dato non solo voce ai suoi clienti ma, mettendoci la faccia, ha dichiarato la mission di realizzare le indicazioni più votate laddove fossero realizzabili. Discontinuità, appunto. Tutta italiana.</p>
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		<title>Barlovers: new tribe?</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 06:37:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Voglio trasformare in post un commento che ho lasciato sul blog Pippo Ferrante a proposito di Barlovers: una piattaforma messa su da Sanpellegrino per il suo Sanbittèr. Come accennavo nel commento, a vederlo bene è una interessante piattaforma che se ben indirizzata permette di identificare il “target” [non amo più questa parola] secondo una logica<p style="float: right;"><a href="http://www.drwho.it/2009/04/21/barlovers-new-tribe/">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p style="text-align: justify;">Voglio trasformare in post un <a href="http://coltivatorediretto.wordpress.com/2009/04/16/ricordi-ed-emozioni/" target="_blank">commento</a> che ho lasciato sul blog <a href="http://coltivatorediretto.wordpress.com/" target="_blank">Pippo Ferrante</a> a proposito di Barlovers: una piattaforma messa su da Sanpellegrino per il suo Sanbittèr. <a href="http://www.drwho.it/wp-content/uploads/2009/04/barlovers.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1516" title="barlovers" src="http://www.drwho.it/wp-content/uploads/2009/04/barlovers-300x94.jpg" alt="" width="300" height="94" /></a> Come accennavo nel commento, a vederlo bene è una interessante piattaforma che se ben indirizzata permette di identificare il “target” [non amo più questa parola] secondo una logica di tribe post-moderna: quella degli “aperitivisti”. Una presenza online di questo tipo, se ben poresidiata, permette al brand di avere preziose indicazioni per aggregare attorno a sè gli amanti degli aperitivi.  Gli elementi catalizzatori per poterlo fare ci sono tutti: approccio UGC, indicazione delle location, possibilità di richiedere informazioni sulle location, testimoniare i propri aperitivi con foto e video etc.. Oltre che a &#8220;fare il verso&#8221; allo spot ATL ufficiale. Visitando il sito, però, mi accorgo che il percorso è ancora molto lungo e, purtroppo, non vengono ben presidiati alcuni elementi che sono &#8220;l&#8217;umus&#8221; di questa piattaforma: ad esempio la regolarità delle pubblicazioni nelle varie sezioni, in particolar modo ne &#8220;le vostre foto&#8221;. Non solo, a mio avviso manca una parte importante: il forum. Mi sono iscritto, vedremo. Il potenziale? C&#8217;è tutto. Sono stati individuati i <strong>raggruppamenti tribali</strong>: in termini di vissuto [la loro pratica], la loro dimensione visibile [i luoghi]. Ora è necessario <strong>assecondare i loro legami</strong> permettendo di mettere in comune le varie competenze/esperienze. E&#8217; un percorso lungo che implica necessariamente impegno e costanza. In Italia abbiamo già un bellissimo esempio: <a href="http://www.carnealfuoco.it/" target="_blank">Carne al Fuoco</a>. Sanpellegrino replicherà?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dr_Who</em></p>
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		<title>La (falsa) crisi del corporate blog</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jan 2009 10:46:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ 23 aprile 2007: vi parlavo dell&#8217;apertura del blog di Mandarina Duck. 14 gennaio 2009 Business and blog comunica lo stand by del blog, comunicato dall&#8217;azienda stessa. Tra le motivazioni il basso indice di gradimento (pochi commenti, pochi abbonati ai feed, pochi utenti). Come afferma il mio amico Leo in un post sullo stesso tema, per<p style="float: right;"><a href="http://www.drwho.it/2009/01/16/la-falsa-crisi-del-corporate-blog/">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.drwho.it%2F2009%2F01%2F16%2Fla-falsa-crisi-del-corporate-blog%2F"><br />
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			</a>
		</div>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.drwho.it/wp-content/uploads/2009/01/relazione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1261" title="relazione" src="http://www.drwho.it/wp-content/uploads/2009/01/relazione-300x83.jpg" alt="" width="300" height="83" /></a> 23 aprile 2007: <a href="http://www.drwho.it/2007/04/23/mandarina-duk-apre-il-proprio-corporate-blog/">vi parlavo</a> dell&#8217;apertura del blog di Mandarina Duck. 14 gennaio 2009 <a href="http://businessandblog.com/index.php/2009/01/14/mandarina-duck-sospende-il-suo-blog/">Business and blog</a> comunica lo stand by del blog, comunicato dall&#8217;azienda stessa. Tra le motivazioni il basso indice di gradimento (pochi commenti, pochi abbonati ai feed, pochi utenti). Come afferma il mio amico Leo in un <a href="http://marketing-crazy.blogspot.com/2009/01/i-corporate-blog-in-crisi.html">post</a> sullo stesso tema, per conoscere la blogosfera bisogna viverla, bisogna capirla e bisogna avere grandi idee per uscire fuori dalla massa. Ma non è di questo che voglio parlarvi.</p>
<p style="text-align: justify;">La crisi dei corporate blog, va vista con un occhio non superficiale. Il fatto che un corporate blog abbia pochi commenti, pochi abbonati ai feed, pochi utenti non è di per sé un indicatore negativo. Bisogna chiedersi perché questi dati sino così bassi. La domanda è: qual è il tipo di relazione che l&#8217;azienda ha impostato? Perché ha aperto un Blog? Ad essere in crisi non è il leverage media che l&#8217;azienda decide di mettere in campo; ad essere in crisi è il sistema di relationship che l&#8217;azienda continua a mettere in campo. Utilizzo il verbo &#8220;continua&#8221; non a caso: pochi infatti hanno capito che il rapporto con con i propri clienti deve basarsi su un rapporto fiduciario in cui azienda e cliente sono posti sullo stesso livello. Ciò permette di facilitare l&#8217;ascolto e la comprensione dei bisogni e non solo lavorare in termini di database marketing o sulla raccolta automatizzata dei dati dei consumatori, finalizzati entrambi alla mera realizzazione di offerte specifiche di prodotti. Ciò ha portato inequivocabilmente anche alla crisi del sistema CRM. Se visitate il sito di <a href="http://www.carnealfuoco.it/">carne al fuoco</a>, di cui <a href="http://www.drwho.it/?s=carne+al+fuoco">già parlavo</a> un anno fa, e guardate sia i dati statistici sia il modo in cui viene gestita la relazione con la community che si è creata (è uno dei tanti esempi), si può facilmente comprendere il perché di questa falsa crisi. Nell&#8217;ambito della relazione, quindi, è necessario che le aziende realizzino quel salto quantico per interpretare una realtà soggiacente a quella oggettiva di ogni giorno, che rimane &#8211; altrimenti &#8211; nascosta alla vista. In termini classici si chiama &#8220;capacità di vision&#8221;: la realtà cambia a seconda del modo in cui uno sceglie di osservala.</p>
<p><em>Dr_Who</em></p>
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		<title>Oltre il corporate blog</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 11:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr_Who</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando si parla di internet la maggior parte delle aziende lo interpreta inserendo il web all’interno di un approccio multicanale. Bene. Non tanto, penso. In un’ottica multicanale si rischia di relegale il web ad una mera funzione di vendita, di touch point fine a se stesso. Non è così. Il web consente ambiti di manovra<p style="float: right;"><a href="http://www.drwho.it/2008/03/11/oltre-il-corporate-blog/">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
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<div align="justify"><a href="http://bp0.blogger.com/_8omUmnIdZxo/R9Zn-CMIskI/AAAAAAAAAx0/A5IWfdvUMSU/s1600-h/taccuino.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5176439137146286658" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_8omUmnIdZxo/R9Zn-CMIskI/AAAAAAAAAx0/A5IWfdvUMSU/s320/taccuino.jpg" border="0" /></a> Quando si parla di internet la maggior parte delle aziende lo interpreta inserendo il web all’interno di un approccio multicanale. Bene. Non tanto, penso. In un’ottica multicanale si rischia di relegale il web ad una mera funzione di vendita, di touch point fine a se stesso. Non è così. Il web consente ambiti di manovra che vanno oltre la semplice “vendita”. Offre ambiti di relationship che vale la pena assecondare. Ad oggi sono poche le aziende che interpretano il web con un approccio di questo tipo. Alcuni esempi ce li mostra <a href="http://marketingusabile.blogspot.com/">Maurizio Goetz sul suo blog</a>: La società farmaceutica Eli Lilly è una di queste: ha creato una community sul web che ha chiamato <a href="http://www.innocentive.com/">Innocentive </a>che ha attirato circa 7.000 ricercatori che hanno lavorato con la società per risolvere problemi chimici in cambio di bonus in denaro. Ma non è la sola  La Texas Instrument ha creato un <a href="http://education.ti.com/educationportal/sites/US/homePage/index.html">progetto on line</a> per dialogare con oltre 30.000 insegnanti di scuola superiore per lo sviluppo delle calcolatrici T1-92 e coinvolgendo i consumatori nell’intero progetto di design, ha fatto in modo che il prodotto rispondesse ai bisogni del mercato e ha creato nei clienti potenziali futuri un senso di appartenenza ed una maggiore fidelizzazione. Il primo passo che le aziende dovrebbero compiere è quello di ripensare il modo di interagire con il proprio cliente: il web consente non solo di entrare in contatto, ma di interagire in maniera molto attiva con il proprio pubblico. Il secondo passo è basare la relationship che si vuole sviluppare facendo una attenta “analisi del valore” che si vuole generare: valore inteso non in termini economici, ma di Conoscenza reciproca con il Cliente. E’ questo il vero Valore che nel tempo si trasformerà anche in valore economico. Il web ha la potenzialità intrinseca di ridare all’azienda l’ambito partecipativo sociale, che deve essere assecondato in quanto l’azienda è essa stessa parte di un ambiente sociale che continuamente la stimola. Non si tratta di creare comunità in modo fittizio o comunque forzato, ma di attivarle in modo naturale, creando diversi livelli di inter-azione e integrazione. <a href="http://unconventionalm.blogspot.com/2007/06/dall-padella-alla-brace.html">Carne al fuoco</a> ne è un bell’esempio.</div>
<div align="justify"> </div>
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		<title>Photocity e il web 2.0</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Nov 2007 11:07:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nell’era del web2.0 in cui l’UGC impazza, c’è ancora chi interpreta il 2.0 in modo più umano e diretto. Tempo fa vi parlai di Carne al fuoco: sub brand di AIA nata semplicemente da un attento ascolto del cliente. Sulla stessa strada c’è Photocity, azienda con sede a Napoli, specializzata nella stampa on line di<p style="float: right;"><a href="http://www.drwho.it/2007/11/13/photocity-e-il-web-20/">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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<div align="justify"><a href="http://bp2.blogger.com/_8omUmnIdZxo/RzmFzaTKKPI/AAAAAAAAAiE/X_L8VODRkS0/s1600-h/logo.gif"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5132280368644892914" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 319px; CURSOR: hand; HEIGHT: 34px" height="34" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_8omUmnIdZxo/RzmFzaTKKPI/AAAAAAAAAiE/X_L8VODRkS0/s320/logo.gif" width="161" border="0" /></a> Nell’era del web2.0 in cui l’UGC impazza, c’è ancora chi interpreta il 2.0 in modo più umano e diretto. Tempo fa vi parlai di <a href="http://unconventionalm.blogspot.com/2007/06/dall-padella-alla-brace.html">Carne al fuoco</a>: sub brand di AIA nata semplicemente da un attento ascolto del cliente. Sulla stessa strada c’è <a href="http://www.photocity.it/">Photocity</a>, azienda con sede a Napoli, specializzata nella stampa on line di fotografie. Fin qui nulla di nuovo. La novità che scopro, essendo un loro cliente, è che una volta evaso l’ordine di stampa, nella pagina di gestione del traking ordine appare un semplice pulsante con su scritto Feedbak. Fantastico. Un feedback non generico, ma mirato sul quel singolo ordine. Geniale? Si. Semplice?. Si. Vediamo l’uso che ne faranno. Un ottimo esempio di ascolto e, in parte, di <a href="http://unconventionalm.blogspot.com/2007/10/wnrm.html">WnRM</a>. </div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify"><em></em> </div>
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		<title>Dalla padella alla brace</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jun 2007 17:43:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Posto integralmente una interessante notizia appresa da Antisanti:&#8220;Questo è un racconto di quelli veramente interessanti. Una case history che, se il mondo andasse come dovrebbe, sarebbe destinata a finire nei manuali.Una storica agenzia di comunicazione suggerisce a un grosso cliente di sviluppare una community dedicata non solo ai propri consumatori ma anche agli appassionati ed<p style="float: right;"><a href="http://www.drwho.it/2007/06/19/dalla-padella-alla-brace/">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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<p><a href="http://bp3.blogger.com/_8omUmnIdZxo/RngWDzK6rTI/AAAAAAAAAUU/G5-CcMGmq9o/s1600-h/carne-al-fuoco.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5077832834391649586" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_8omUmnIdZxo/RngWDzK6rTI/AAAAAAAAAUU/G5-CcMGmq9o/s320/carne-al-fuoco.jpg" border="0" /></a><br />Posto integralmente una interessante notizia appresa da <a href="http://www.antisanti.com/">Antisanti</a>:<br />&#8220;Questo è un racconto di quelli veramente interessanti. Una case history che, se il mondo andasse come dovrebbe, sarebbe destinata a finire nei manuali.Una storica <a href="http://www.inc-comunicazione.it/transitorio/profilo_INC.pdf">agenzia di comunicazione</a> suggerisce a un grosso <a href="http://www.aia-spa.it/default.html">cliente</a> di sviluppare una <a href="http://www.carnealfuoco.it/">community</a> dedicata non solo ai propri consumatori ma anche agli appassionati ed ai simpatizzanti di un determinato “mondo” di riferimento. In questo caso si parla di barbecue e grigliate, un tema che ai goderecci italiani non poteva non piacere.Fin qui carino, ma niente di particolare.La svolta si ha quando la community diventa così grande e autorevole che l’azienda decide di trasformarla in <a href="http://www.carnealfuoco.it/sito/newsview.php?NewsID=169">un brand</a>. (&#8230;omissis&#8230;)&#8221;</p>
<p>L&#8217;iniziativa mi sembra un ottimo spunto per identificare delle <em>sottoculture di consumo: </em>consumatori uniti da una determinata passione (in questo caso carne alla brace). L&#8217;aspetto curioso è come questao gruppo eterogeneo di persone, abbia esplicitato se stesso in maniera del tutto naturale. E&#8217; il chiaro esempio della forma evolutiva delle neo tribù post moderne, che si stanno &#8220;evolvendo&#8221; in shape-shifting: ovvero gruppi che &#8220;si formano all&#8217;occorrenza&#8221; e la cui caratteristica è la provvisorietà. La bravura dell&#8217;azienda è stata quella di intercettarene la formazione e di &#8220;blindarne&#8221; la formazione.<br />Ottimo, direi.<br /><em>Dr_Who</em></p>
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