Social Crochet: i social vanno vissuti per essere raccontati

Green marketing [il manifesto], Marketing mediterraneo, Open innovation Add comments

Quando vi ho parlato della storia di Roberta Castiglione e della sua lana d’Abruzzo, accennavo a come Roberta sia affidata alla community di Knitters (letteralmente “sferruzzatrici”) che ha messo su,  impostando un approccio dal basso con una strategia di comunicazione pull: saranno le appassionate dei lavori a maglia – alle quali Roberta ha offerto uno spazio d’incontro creando il gruppo “Social Crochet”  - a parlare della lana d’Abruzzo. La curiosità è stata tanta: quest’ambiente andava (va) frequentato per poterlo raccontare. Il passo è stato breve: ho accettato l’invito a farne parte, ed oramai da oltre un mese sto  frequentando questa tribù di 568 appassionate ed appassionati dei lavori a maglia. In particolar modo dell’uncinetto. Non a caso parlo di tribù, in quanto al suo interno troviamo un insieme eterogeneo di  persone che si formano intorno alla pratica del lavoro a maglia, intorno al quale intrecciano il valore del legame declinandolo attraverso i propri “oggetti di culto”

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i “rituali” che chiamano “eventi social” per i quali hanno stilato un preciso calendario, durante i quali vengono condivise modalità operative di realizzazione.

Ed è in quest’ambito che ho riscontrato un elevato tasso i innovazione: tutte insieme stanno riscrivendo i codici di comunicazione tecnica. Un vero e proprio nuovo vocabolario fruibile da tutti, indipendentemente dal fatto di essere esperti o meno. Ho capito che questo è stato un percorso graduale per permettere a tutte le persone del network di poter essere attivi e partecipi fin da subito. In ogni “rituale” vengono condivise singole foto di numero variabile, sulle quali ci sono indicazioni precise su come raggiungere ogni step. Se si trovassero delle difficoltà, basterà condividere sotto la foto d’interesse, l’ostacolo da superare… e così via. L’obiettivo che Roberta sta traguardando è la realizzazione di un tutorial mono immagine: un approccio decisamente non convenzionale fondato sul “togliere” piuttosto che sul “mettere”, che mira alla semplicità con cui deve confrontarsi un qualsiasi progetto di design,basato sul ragionamento e non sulla riproduzione a senso unico e “senza senso” nel rispetto dell’approccio di Confucio che diceva “Dimmi e dimenticherò, mostrami e forse ricorderò, coinvolgimi e comprenderò“.  Ho avuto la fortuna di presenziare la sua condivisione nel gruppo che ha destabilizzato un pò, ma l’effetto è stato assolutamente straordinario. Il concetto di Rito è pienamente assolto: i vari eventi social rappresentano occasioni in cui si rinnova l’adesione ai valori condivisi, si agisce sulla interazione delle persone e viene supportato dagli oggetti (di culto) dagli abiti (costumi rituali) dai luoghi, dalle parole (formule) dalle immagni (icone). Tutto ciò permette, ed è assolto ampiamente, a chiunque di imparare a fare crochet attraverso una metodologia più immediata che spaventa meno e avvicina un target “lontano dal fare convenzionale” e spesso noioso, che molte persone rifiutano credendo impossibile.

Il grande lavoro che Roberta sta realizzando  è quello di offrire alle sue amiche tanti elementi nella prospettiva del Valore del legame, semplicemente chiedendosi cosa si possa apportare per migliorare la costruzione, lo sviluppo e il mantenimento dei legami “tribali” di questo gruppo di persone, piuttosto che concentrarsi sulla mera offerta di un bene ad un consumatore, considerato nel suo isolamento. E’ questo il giusto modo per alimentare l’affinità con un brand.

Legame, Comunità, Autenticità: questi i Valori del marketing mediterraneo che scopro sapientemente declinati nella realizzazione di lavori a maglia. Roberta assieme alle sue 568 amiche sta interpretando al meglio i valori della post modernità. Tutto questo porta ad un risultato che può sorprendere: un risultato non convenzionale e virale. Tutte le Knitters di Roberta per la loro autenticità ed apertura al nuovo si lasciano “trascinare” positivamente verso nuovi orizzonti, battendo nuove vie e tracciando nuovi percorsi: conoscono senza saperlo la viralità, la vivono direttamente ma non sanno neppure cosa sia.

Ciò che Roberta Castiglione ci sta insegnando è che non bisogna strumentalizzare le tribù, bisogna agire insieme a loro: grazie alla frequenza dei rapporti ed alla carica emozionale che li pervade, le persone della stessa tribù maturano una elevata competenza sul prodotto, scoprendone utilizzi inconsueti. Ne abbiamo le prove.

Come ho pubblicato più volte sulla mia bacheca di Facebook: “i social vanno vissuti per essere raccontati”, anche io ho dovuto “dare prova” delle mie abilià all’interno del Social Crochet, ma l’ho fatto a modo mio, con tanto di tutorial pubblicato ed archiviato nell’apposita sezione! Se vi va di provare cercate “Braccialetto Cuki:)

 

4 Responses to “Social Crochet: i social vanno vissuti per essere raccontati”

  1. Leilaluna Says:

    Ciò che tu definisci tribù o oggetti di culto sono PERSONE.
    Se Roberta Castigione si nasconde dietro i Social Crochet (che per la maggior parte invetano i suoi “oggetti di culto”) per vendere le sue lane ciò è di una tristezza lancinante.
    Distinti saluti.

  2. Dr_Who Says:

    Grazie Leilaluna del tuo punto di vista. Se hai modo di leggere il blog, nei vari post da sempre parlo di PERSONE. Mi permetto di consigliarti un paio di letture: “il marketing tribale” di Bernard Cova e “Green Marketing, il manifesto” di Jhon Grant possono fornirti una giusta dimensione di come le imprese debbano muoversi ;)

  3. Leilaluna Says:

    Ti ringrazio delle letture consigliate, ma non mi interesso del marketing.
    Sicuramente sei in buona fede ma sto parlando di questo post in particolare e voglio che si capisca che non mi piace come hai classificato le persone.
    Cosa più importante e che non tollero, è lucrare sulle persone dietro un gruppo di crochet e farle credere di donare loro qualcosa, che sia amicizia, aiuto o senso del dovere, anche solo dei tutorial ma sempre poi alla fine per il solito scopo.
    Conosco altri gruppi su FB che non lucrano affatto, o altri che sono sinceramente più onesti di questo, dove si sta in compagnia e si impara lo stesso a fare del sano e buono crochet a più mani.
    Potrei fare almeno 4-5 esempi, ma non voglio che le persone si facciano un’idea sbagliata e non voglio rovinare il tuo bell’articolo pubblicitario.. (non ho nemmeno intenzione di farne io) ho detto la mia perchè mi sentivo di farlo.. è troppo bello un mondo come lo descrivi tu, ma dimentichi che con i pro ci sono anche i contro.

  4. Dr_Who Says:

    Non esistono modi universali di “classificare” le persone pertanto si può essere d’accordo o meno con i vari approcci. Libera di pensare che con un approccio di questo genere si possa “lucrare” sulle persone ma, anche se non ti occupi di marketing, una delle letture a cui facevo riferimento potrebbe farti leggere questa come altre realtà in maniera differente. Scoprirari che la società postmoderna – quella nella quale viviamo – appare come un tessuto fatto di microgruppi in cui le persone stabiliscono forti legami emotivi, esperienze simili, una sottocultura comune, una visione del mondo condivisa. Questi microgruppi sono definti in gergo “tribù”: insieme di individui non necessariamente omogeneo in termini di caratteristiche sociali obiettive, ma interrelato da un’unica soggettività, una pulsione affettiva o un ethos comune.
    Sono d’accordo con te quando dici che il mondo come lo descrivo io è troppo bello: hai ragione, ma se non si cerca di indirizzare il mondo verso una direzione diversa, allora qual’è lo scopo degli uomini? Un ultimo punto: questo non è un post pubblicitario, Qualora lo fosse stato, il post avrebbe riportato una specifica indicazione :) Grazie comunque del tuo interessamento!

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