Ne avevo già parlato qualche giorno fa. Si stanno manifestando. Chi? I nativi digitali. Questo fenomeno deve fare riflettere i brand. Fino a qualche anno fa, il massimo dell’alfabetizzazione mobile, era saper inviare sms; si è passati, poi, agli MMS. Nel secondo momento, il device era abilitante. Oggi lo è ancora di più, ma pare che la penetrazione di device abilitanti si stia facendo avanti. Dall’ultima ricerca “Kids and Teens: mobile everywhere” la disponibilità di un device mobile da parte dei ragazzi è più che raddoppiata negli ultimi 5 anni. Questa notizia da un certo punto di vista è molto significativa ma, dall’altro, nn deve far cadere in errori di interpretazioni: il telefono cellulare è percepito come un dispositivo strettamente personale sul quale azioni di push sono malviste da parte dei possessori. L’interpretazione corretta, secondo me, è quella di studiare come i telefono vengopno utilizzati: al di là del puro usage (voce o dati), i dati che la ricerca mostra rappresentano un vero trend. Il raddoppio in USA del possesso di un telefonino da parte dei ragazzi, rappresenta una proiezione in termini di “approcci sociali”. Dall’analisi dello usage, certamente si vedrà come dagli 11 ai 18 anni si tende non ad abbandonare il servizio di messaggistica, ma l’SMS diventa complementare ad un utilizzo evoluto di “sistemi di messaging” che poggiano su piattaforme social. Facilitare la relationship, quindi, è il must che i brand possono cavalcare.






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