Ieri sera ho condiviso un bell’aperitivo con Mr White in quel del River a Roma. Abbiamo un po’ ripercorso le varie fasi del marketing con la constatazione di una certa pigrizia da parte dei brand ad affrontare il nuovo con coraggio e abbracciando l’incognita della sperimentazione. Al di là di questo, ci siamo soffermati abbastanza sulle prospettive della fruibilità del web in mobilità: le potenzialità ci sono ma, ad oggi, il fenomeno è lontano dall’essere stabile. Vari i fattori: l’entry level dei costi dei devices per i teens, i nativi digitali ancora troppo piccoli
, i tardivi digitali ed i contemporanei che abbiamo definito i “costretti digitali”: persone che sono “obbligate” ad interpretare un mondo nel quale ci si son trovati immersi, ma che non appartiene al loro DNA. A livello aggregato, l’ultima ricerca di PriceWaterHouse evidenzia che crescita del “sistema mobile” in termini di accesso ad internet e ai suoi contenuti nei prossimi 5 anni sarà in media pari al 50% (dato riferito al CAGR: tasso di crescita annuo sui ricavi). Depurando il fenomeno dei mercati arabi e
americani, la media è pari a circa il 20%. Dati confortanti, certo, ma l’aspetto che va evidenziato e sul quale ci confrontavamo ieri sera, è la tipologia di cliente che genera tale incremento. Il vero trend lo si ha fotografando l’andamento degli accessi al netto dei profili business: in questo modo si ha la possibilità di isolare il fenomeno sui natural users, su persone che di per sè vogliono accedere al web in mobilità. Questo è un primo elemento. Associandolo a quanto sostenevo qualche post fa, è necessario capire in che modo gli investimenti sul web vengono finalizzati. Vedremo. stay tuned!






luglio 3rd, 2010 at 08:41
[...] avevo già parlato qualche giorno fa. Si stanno manifestando. Chi? I nativi digitali. Questo fenomeno deve fare [...]