il 19 settembre 2008 postavo sul porno. Ritono oggi in quanto ricevo una mail con una richiesta di following lato Twitter.
E’ da parte di Violet. Mi incuriosisco e clicco sul profilo. La sua pagina Twitter è in modo soft esplicita: offre sesso. Probabilmente una escort. Mi hiedo, parafrasando la parodia sul web da parte di Guzzanti: ” ma a Viola, io e te, che c***o se dovemo dì?“. Della serie: il porno non tira più, ma ci prova sempre! Non voglio con questo essere bigotto: Violet non è male, anzi …
La richiesta di Violet mi dà conferma dello spostamento del fenomeno “Social” sul microblogging. Come già affermavo qualche post fa, il microblogging in Italia, grazie agli smartphone, costituisce la piattaforma sulla quale far diventare effervescente il buzz per poi dare all’informazione “buzzata” che si ritiene utile la giusta risonanza.
Non so se questo porterà più contatti a Violet ma, a giudicare dal numero di followers con cui si è presentata, non dovrebbe essere un problema.
Sarà pur vero che in termini statistici il porno non tira, ma questo può essere un giusto indicatore!






marzo 22nd, 2010 at 09:47
sè…..il porno non tira in termini statistici? ma hai trovato questo dato presso le agenzie di statistica cui si serve Berlusconi? no sai, cosi capirei che non è colpa tua…..ma solo della tua ingenuità…..il porno tira ora, tirava prima e tirerà sempre. Non morirà mai. Basta una semplice analisi di mercato. Ci sono studi che attribuiscono addirittura al porno addirittura il 50% del traffico internet globale. Na bella cifra, ma anche se fosse solo il 10%, suppongo che sarebbe stratosferica in ogni modo.
Il porno è un mercato che non ha risentito nemmeeno delle flessioni negative dal 2000, e come sai ce ne sono state tante di flessioni negative.
Negarlo è sintomo di una bad valuation
marzo 22nd, 2010 at 19:48
@lolli: forse dovresti leggere meglio il post
comunque se ti occorre la fornte fai pure riferimento al link presente nel post che commentiamo: fa riferimento ad un articolo giornalistico. Comunque a prescindere possiamo certamente affermare che se ci si occupa di “pane, morte o sesso, il lavoro non manca mai!”