Social searching: la sua linfa è il buzz

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Tks to Simone Lovati

Tks to Simone Lovati

Già da tempo nei miei progetti professionali, ho avuto la possibilità – grazie a partner di Vision – che è possibile misurare in maniera oggettiva ciò che erroneamente viene considerato da molti marketer relativamente miopi, non misurabile. Sto parlando, appunto, del buzz. Oggi, con il SocialSearch di Google – seppur in modo ancora grezzo – il buzz ha l’onore di essere “riconosciuto”(almeno per i più scettici). Condivido pienamente quanto sia Simone che GLuca sostengono nei relativi post. In particolare mi trovo molto vicino al concetto dell’importanza dei cosiddetti “legami deboli” che Simone spiega molto bene. In sintesi i legami deboli sono il passepartout per “entrare” in nuovi mondi; nuovi mondi che sono – non altro – le sfere relazionali delle periferie delle nostre relazioni, e che fanno capo al noto “spettro delle amicizie“. Il fatto che Google abbia elaborato un algoritmo capace di evidenziare le relazioni, e le informazioni che da queste possono scaturire, avvalora quanto già condividevo con voi relativamente al concetto di attrazione gravitazionale. Certo è che Google Social Search non ci restituisce il valore aggiunto: vale a dire il valore semantico del buzz. Ma questo è demandato alla volontà ed alla curiosità dei marketer più sensibili e curiosi. Per questo i più innovativi.

One Response to “Social searching: la sua linfa è il buzz”

  1. Il futuro del web: tra Buzz, Freemium e Social Search | kawakumi.com Says:

    [...] non essere d’accordo, su questo punto, con Simone, Gianluca e Camillo: il SocialSearch di Google riqualifica il Buzz, attribuendogli finalmente un ruolo di tutto [...]

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