Ogni giorno che passa Facebook matura numeri sempre più grandi a dimostrazione che sta diventando sempre più parte integrante dell’esperienza di surfing da parte delle persone. Riporto le numeriche del mese di febbraio 2009 [espresse in milioni]
: oltre 3 miliardi di minuti trascosi sulla piattaforma di SN, 15 milioni di aggiornamento del proprio status e così via. Nonostante questi numeri, la rapida crescita degli iscritti al FB non è stata accompagnata dalla giusta “raccolta pubblicitaria”: oltre il 43% degli iscritti non ha mai cliccato un banner pubblicitario presente sulla piattaforma. Questo è un dato che può sorprendere, ma non chi segue DR_WHO. Ne parlavamo già ieri. Presidiare le piattaforme social quali semplici billboard non porta da nessuna parte. Infatti gli obiettivi che i marketer più lungimiranti hanno nel presidiare ambiti di SN sono riassumibili nella relationship, diversamente declinata come appare dal grafico.
La cosa interessante è che nessuno deimanager intervistati (in USA) ha menzionato che l’obiettivo fosse l’acquisto! Ma ben altro, per fortuna. E’ questo un aspetto che deve far riflettere alcuni marketer “nostrani” che vedono solo ed esclusivamente una ricaduta commerciale. Nel breve. Impensabile, dico io. Il ROI che va ricercato e misurato (vedi post) è di natura diversa ma certamente di maggior valore se lo si vuole analizzare, conoscere per poi poterlo gestire. Troppo spesso negli ultimi tempi, mi capita di ascoltare manager che sono troppo ingabbiati dall’ottenimento di tutto e subito. Non è questo che il presidio del SN porta nell’immediato. Il presidio del SN avrà come obiettivo finale anche questo ROI, ma ottenuto con metodi e soprattutto tempi diversi. Metodi: un cross tra virtuale e reale. La relationship va coltivata, sviluppata, fatta crescere assecondando non i needs ma i behaviour riconosciuti dai componenti le tribe di riferimento. Per poterlo fare è necessario un processo di accreditamento profondo da parte del brand, che certo non può essere ridotto ad un più o meno articolato presidio di un ambiente social. Tanto più se solo virtuale. Tempi: sono lunghi ma non impossibili. Nell’accompagnare/assecondare la tribe nei suoi behaviours, il brand apprende; un verbo che per troppo tempo è rimasto fuori il vocabolario delle aziende. Comprende quelle che sono le vere dinamiche non in quanto assolute, ma valide per la tribe di riferimento. Impara a conoscerne i simboli ed i relativi significati, a decifrarne i codici per migliorare la relationship. Tempi e Metodi. Per poterli massimizzare è necessario misurare in maniera quali/quantitativa la tipologia di rapporto per poter correggere la rotta laddove ci si allontani dai valori di relazione. Alla base? Il Pensiero Meridiano.
Dr_Who






marzo 25th, 2009 at 12:00
…anche perché i banner pubblicitari su facebook non sono contestuali come quelli di google.
)
Sono una semplice “rottura di scatole” che si intromette in un discorso. Peraltro, credo che siano poco interessanti tutti quei banner multicolore che distraggono dalla lettura della pagina (ciò che interessa a chi va in facebook) e che avranno minori possibilità di essere cliccati, seppur visti (o magari si beccano un bel pollice verso! pratica che io uso spesso
Insomma, non c’è una contestualizzazione di contenuto, né di immagine.
Cosa c’è di più fastidioso in un social network?
That’s my opinion.
Un sauto da Milano,
Claudio aka vitzbank