YouMark pubblica questa intervista in cui si confrontano sul tema del “viral” Anna Ricotti, marketing and product development director della Divisione Lovable (Gruppo Branded Apparel Italia), e Cesare Casiraghi, socio e direttore creativo di Casiraghi & Greco, – famosa agenzia tradizionale. Anna e Cesare sono i protagonisti di un dibattito sui video virali, sulla loro efficacia e sul loro utilizzo strategico all’interno di una campagna di comunicazione.
feb 26
Ha chi ha avuto la pazienda di seguire la mezz’oretta di intervista, appare molto evidente una certa presa di posizione “incondizionata” da parte di Cesare, e fin dalle prime batture appare chiara una visione miope sul tema. Una per tutte: ridurre il virale ad un video, un filmato… mha. Anna, invece, fin dalle prime battute, ha le idee molto chiare: il virale ha permesso alla sua azienda di porsi in maniera diversa nei confronti del proprio target, privilengiando innanzitutto la relationship: parlare con loro come prima non era possibile fare. Continua Cesare che inquadra il virale in una serie di azioni che rimandano ” a tutto quello che è il meccanismo costruito su internet“…continua poi ribadendo il fatto che il contenuto di un virale debba essere molto aggressivo…Contina Anna, affermando che stanno lavorando moltissimo anche sulle risposte che stanno avendo (cd. Buzz); ancor di più Anna afferma “internet funziona molto bene assieme a tutto il resto”. Che sollievo ascoltare queste parole: per chi segue il non convenzionale come approccio, sa che si tratta del media mix (e non midia plan) e realizzarlo è veramente complesso. Fermo qui i rimandi al contenuto dell’intervista che vi invito a seguire per farvi una idea precisa sul tema lasciandovi la libertà di voler commentare gli altri punti di questo stimolante “faccia a faccia”.
Chi segue Dr_Who sa già che il non convenzionale è un approccio, che non può essere ridotto ad un solo elemento di leverage operativo. La cosa che mi fa preoccupare è la poca avanguardia che è generalmente presente tra quelli che dovrebbero essere considerati gli attori di un nuovo sistema. Sistema che necessita di un “salto quantico” per poter essere interpretato nei toni e nei modi. Ma è un mio pensiero.
Dr_Who











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febbraio 27th, 2009 at 20:59
In verita’ Casiraghi stesso nel 2005 (e non nel 2003, come sostiene nell’intervista) provo’ a cimentarsi sul viral. Presumo che non possieda ad oggi una chiara idea di come fosse andata l’iniziativa: i dati c’erano, ma lui non li ha mai chiesti… e io non glieli ho mai dati.
marzo 5th, 2009 at 10:25
ma YouMark pubblicherà presto la mia tesi sul virale sul loro sito..
detto questo riporto il commento che ho pubblicato su un altro blog:
Mi chiamo Daniele Montemale (aka viralavatar) e lavoro nel viral marketing da due anni e mezzo. Ho iniziato a copenhagen quando in italia nn si parlava ancora di viral neanche nelle agenzie. A quei tempi… solo le agenzie veramente creative che amavano sperimentare si cimentavano nel viral marketing..
Quanto visto in questo video credo rispecchi benissimo la realtà italiana non solo della pubblicità ma della società stessa.
Sfatiamo qualche mito:
- Il viral marketing non è prima di tutto solo video come quasi tutti (comprese le agenzie) pensano.
- Il viral marketing non deve fare un milione di visite o 500 mila o 100 mila. Deve arrivare al target creando RELAZIONE e INTERAZIONE.
- Il viral marketing non funziona solo sui grandi brand. Posso fare del buon viral anche a livello locale. Io sto facendo dei buoni numeri per la mia scuola di tango a BARCELONA!!!!!
Per avere maggiori info sul viral marketing e in generale sul non conventional marketing, vi invito a leggere (gratuitamente) la mia tesi (2008) sul Viral marketing
http://www.scribd.com/doc/12806688/Rete-Virale-Daniele-Montemale-aka-Viralavatar
grazie
Daniele aka Viralavatar
viralavatar.com