Barack Obama è il nuovo Presidente degli Stati Uniti. Quella che ha condotto è stata, forse, la campagna mediatica (elettorale) migliore che abbia mai visto. Drammaticamente attuale, molti la definiscono non convenzionale. Secondo me sbagliando. E’ dei nosti tempi. Ecco perchè il non convenzionale non esiste come più volte ho dichiarato[ma non è questo il tema del post]. Ho avuto l’opportunità di leggere il post di Ilana Bryant [nella foto] che con la sua società ha lavorato sul campo per la candidatura del neo presidente. Di seguito gli elementi salienti della campagna.
Stimolare il potere dell’ispirazione: Se volete che il vostro target vi ami, indossi la vostra maglietta , è necessario collegarsi con lui su un piano razionale al di là di quelle che possono essere i benefit “razionali”. La campagna Obama ha definito un insieme chiaro di valori – la speranza, l’azione, il cambiamento – che si è declinato in maniera coerente attraverso tutte le forme di comunicazione.
Bottom-up brand engagement: il “brand Obama” è stato portato “dal basso” verso l’alto, e non viceversa. La campagna ha avuto un sito social networking oriented che ha facilitato la comunicazione p2p (Wom) in maiera quasi istantanea semplicemente fornendo gli strumenti per far incontrare fisicamente i suoi sostenitori, di potersi organizzare (download di materiali, sharing etc.). In sintesi è stata una campagna user generated.
Call to action continua: fornire piccoli obiettivi, concreti, specifici, misurabili. Ma in modo continuo in modo da alimentare costantemente la linfa vitale del coinvolgimento.
Pop-up store: La campagna Obama ha superato la sua mancanza di infrastrutture nei settori chiave realizzando dei pop-up store – un canale di distribuzione temporaneo presso cui il marchio Obama potesse far toccare con mano la sua presenza. Questi temporary store sul territorio sono coerenti con il sito Web sia per stile che per strumenti, in modo da creare una visione d’integrazione tra mondo reale e attività online.
Chi segue il blog può ben ritrovare tutti i punti e gli spunti che vengono etichettati non convenzionali. Ecco perchè il non convenzionale non esiste. Quello che esiste è un approccio, un salto quantico che i brand devono aver il coraggio di compiere per poter intraprendere una nuova via.
Dr_Who











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gennaio 22nd, 2009 at 23:00
Sono d’accordo. Si e’ trattato di un bell’esempio di strategia di comunicazione ‘contemporanea’, che ha utilizzato tutti gli strumenti disponibili mettendoli in relazione tra di loro (ma non sognando, come spesso capita nelle aziende italiana, che farlo ’strano’ e’ un modo furbo per risparmiare dei quattrini, salvo poi lamentarsi del fatto che i risultati non arrivano…).
Quindi un bell’esempio per i marketers.
Certo, pero’, che se oltre ai markettari italiani prendessero spunto da Obama anche i politici….
gennaio 23rd, 2009 at 10:50
Anche io condivido la definizione di campagna ‘contemporanea’. Ovviamente, abbiamo tutti concentrato la nsotra attenzione sul mktg e l’uso dei social media, ma – in realtà – si è trattato di una sinergia più composita. Da non dimenticare, le migliaia di volontari che con il loro porta a porta, hanno convinto gli americani ad esprimere il proprio diritto di voto
gennaio 24th, 2009 at 15:37
estrema e chiara sintesi!
Sul concetto/utilizzo del termine “non convenzionale” penso di scrivere qualcosa presto, ché già avevo in mente di farlo tempo fa.
Ti faccio sapere, perché vorrei un tuo parere.
Buon weekend doc