La (falsa) crisi del corporate blog

DR_WHO Taccuino Add comments

 23 aprile 2007: vi parlavo dell’apertura del blog di Mandarina Duck. 14 gennaio 2009 Business and blog comunica lo stand by del blog, comunicato dall’azienda stessa. Tra le motivazioni il basso indice di gradimento (pochi commenti, pochi abbonati ai feed, pochi utenti). Come afferma il mio amico Leo in un post sullo stesso tema, per conoscere la blogosfera bisogna viverla, bisogna capirla e bisogna avere grandi idee per uscire fuori dalla massa. Ma non è di questo che voglio parlarvi.

La crisi dei corporate blog, va vista con un occhio non superficiale. Il fatto che un corporate blog abbia pochi commenti, pochi abbonati ai feed, pochi utenti non è di per sé un indicatore negativo. Bisogna chiedersi perché questi dati sino così bassi. La domanda è: qual è il tipo di relazione che l’azienda ha impostato? Perché ha aperto un Blog? Ad essere in crisi non è il leverage media che l’azienda decide di mettere in campo; ad essere in crisi è il sistema di relationship che l’azienda continua a mettere in campo. Utilizzo il verbo “continua” non a caso: pochi infatti hanno capito che il rapporto con con i propri clienti deve basarsi su un rapporto fiduciario in cui azienda e cliente sono posti sullo stesso livello. Ciò permette di facilitare l’ascolto e la comprensione dei bisogni e non solo lavorare in termini di database marketing o sulla raccolta automatizzata dei dati dei consumatori, finalizzati entrambi alla mera realizzazione di offerte specifiche di prodotti. Ciò ha portato inequivocabilmente anche alla crisi del sistema CRM. Se visitate il sito di carne al fuoco, di cui già parlavo un anno fa, e guardate sia i dati statistici sia il modo in cui viene gestita la relazione con la community che si è creata (è uno dei tanti esempi), si può facilmente comprendere il perché di questa falsa crisi. Nell’ambito della relazione, quindi, è necessario che le aziende realizzino quel salto quantico per interpretare una realtà soggiacente a quella oggettiva di ogni giorno, che rimane – altrimenti – nascosta alla vista. In termini classici si chiama “capacità di vision”: la realtà cambia a seconda del modo in cui uno sceglie di osservala.

Dr_Who

5 Responses to “La (falsa) crisi del corporate blog”

  1. lalinda Says:

    Parole Sante!
    Look @ this
    dr.o-one.net/blog

  2. Leonardo Says:

    ciao Dr,
    le tue affermazioni sono molto più che corrette, ma ti pongo una domanda? Secondo te, i brand che aprono il “corporate blog” sanno a cosa vanno incontro? Escludiamo i “big”! ma la stragrande maggioranza dei brend “medi” o “medio piccoli”?

    see u

  3. Dr_Who Says:

    Ciao Leo,
    a pelle posso dirti che sono più consapevoli i “piccoli” e i “medi” dei grandi, ma non ho evidenze oggettive in merito. Questa sensazione me la dà la maggiore flessibilità e la vicinanza al target che i piccoli e i medi hanno rispetto ai cosiddetti “big” che sono molto più prigionieri dei processi.

  4. Verox Brain Blog Says:

    Parole santissime. Trovo divertente il modo cui certe imprese gestiscono i loro blog: no ai commenti, post che sembrano comunicati stampa, messaggi che si concludono con un invito all’acquisto. Se questo è il loro modo di fare un blog aziendale è meglio che ritornino al vecchio porta a porta.
    Ciao, Elena

  5. Nereo Says:

    Occhio: le motivazioni della sospensione di Duck Side non sono affatto il basso indice di gradimento, pochi commenti, pochi iscritti al feed ecc. ecc.

    E’ solo il parere espresso da Business&Blog che linki.

    La mia idea è che i Business (o Brand come nel caso di MD) Blog siano comunque una strategia di comunicazione molto sfaccettata e che non può essere misurata con KPI come il numero degli iscritti al feed.

    A volte si destinano le energie ad altro (come dice Ducky nel suo post) perché si può pensare che abbia esaurito la sua funzione oppure per esigenze di budget o per scelte strategiche che portano in un’altra direzione.

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