Video Virali: il (falso) problema di una identità

DR_WHO Taccuino Add comments

 Trasformo in post più completo il commento che ho inserito su Online Marketing degli amici Federico Calore e Fabio Sutto, che si interrogano sui risultati di una ricerca americana sul Viral.  Peccato che la ricerca sia targata USA. Comunque fornisce degli spunti. Relativamente al come trasformare i visitatori in clienti, non sono d’accordo con l’affermazione che viene riportata “Più il video sarà inerente l’oggetto della pagina, più le offerte del brand assumeranno valore, rimanendo impresse nelle menti degli utenti e facendo risultare la marca originale, intraprendente e “simpatica”.” Per realizzare questa trasformazione (da visitatori a clienti) è necessario che il brand coltivi adeguatamente la relationship. Le offerte del brand non assumono valore perchè un video postato in rete è coerente con una landing page. Le offerte assumono valore nella misura in cui siano elementi di espressione riconosciuti da una “tribe”. L’elemento dell’adozione da parte della “tribe” è l’elemento fondamentale attorno al quale andare a costruire una startegia di presidio. Non esiste la realizzazione di un video virale. Esiste presidiare la relationship utilizzando - tra gli altri – quale leva tattica la realizzazione di un video. L’attributo “Virale” sarà la rete a decretarlo. Naturalmente è necessario che il video abbia determinate caratteristiche, ma definirlo apriori è inutile. Il post si interroga sul fatto che i brand siano o meno pronti per i video virali: che dire? I brand devono essere pronti ad un cambiamento di paradigma, cambiamento che incide profondamente sul modo di interpretare il mercato e il modo di interagire con esso. 

Dr_Who

4 Responses to “Video Virali: il (falso) problema di una identità”

  1. pippoferrante Says:

    Quello che dici “I brand devono essere pronti ad un cambiamento di paradigma, cambiamento che incide profondamente sul modo di interpretare il mercato e il modo di interagire con esso” in pratica significa, devono essere pienamente inseriti in questa società che, inmalo modo, definiamo postmoderna.
    Se è vero questo ed è vero che le aziende non sono altro che persone, mi viene il dubbio: perchè allora quello che tu dici non sempre accade? forse perchè le “persone” in questione sono figlie di un’altra società? occorre ringiovanire le aziende?
    Sto finendo di leggere “Societing” di Fabbris e sono tutto preso e compreso.
    Per il resto sono in piena sintonia, se qualcuno ha la ricetta per un video virale chiami per favore.
    Spero di essere stato chiaro e sono contento di sentirti nuovamente.

  2. Dr_Who Says:

    Il perchè non sempre accada, secondo me, dipende da una pigrizia innata che un certo tipo di management ha e, checchè se ne dica, da un timore nei confronti del cambiamento. Staccarsi da “pagina 3 del Kotler” è davvero difficile.

  3. flavia85 Says:

    Ciao, mi chiamo Flavia e sono l’autrice del post.

    Direi che sia la presenza di elementi di espressione della tribe che la coerenza tra landing page e video sono importanti. In base agli obiettivi e alla storia del brand uno può prevalicare sull’altro. Unirli come ad esempio accade nello strafamoso video della Levi’s “jump into the jeans” è ovviamente la soluzione migliore. L’importante è che all’utente, arrivato nella landing page, scatti quella molla per cui pensa “che bella idea che hanno avuto”. Solo così il brand conquisterà la sua simpatia e la sua attenzione.

    Per quel che riguarda il cambiamento di paradigma, porre il consumatore al centro del processo decisionale implica mettere in gioco i propri pensieri e il proprio modo di lavorare. Un’operazione non semplice.

    Ciao e a presto!

  4. matador29 Says:

    Ciao ragazzi, io credo che un video per diventare virale debba primariamente avere dei contenuti accattivanti.Un’idea originale, divertente o enigmatica che sia in grado di generare stupore nell’utente.Le persone per condividere il video devono trovarne un riscontro positivo, diciamo un ritorno d’immagine.
    Per spiegarmi faccio un esempio, questo video di Avanzi
    http://www.youtube.com/watch?v=hNSbTOUSP2c
    può essere qualcosa di divertente che l’utente ha il piacere di mostrare agli amici e che si associa con facilità al prodotto.

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