Guerrilla marketing

DR_WHO Taccuino Add comments

Voglio proporvi una intervista che ho rilasciato per la rivista on line Il succo del discorso sul Guerrilla Marketing. Riporto integralmente l’articolo ringraziano Elisa Cian dell’ufficio stampa di Polaris Edizioni per la gentilezza dimostrata.

Se per le aziende il Guerriglia può rappresentare un efficacie modo per coinvolgere i propri clienti, qual è la percezione che il pubblico ne ha? Proviamo a scoprirlo con Dr_Who, altro famoso blogger che ormai da tempo indaga e vive il mondo del Guerriglia e del marketing non convenzionale. Con lui cercheremo di capire innanzi tutto che ruolo riveste la territorialità per questa nuova modalità del comunicare. Come strumento non convenzionale, infatti, il Guerriglia ha saputo guardare a un nuovo territorio, scoprendo in esso potenzialità creative prima inespresse.Con il Guerriglia i nostri spazi quotidiani sono stati trasformati da semplici paesaggi a luoghi del comunicare…Assolutamente sì. Al di là degli aspetti di marketing, ai più attenti e sensibili le azioni di guerrilla hanno regalato un modo di interpretare il territorio e gli oggetti che naturalmente lo popolano in modo diverso. Ci ha regalato un messaggio importante: qualsiasi cosa è potenzialmente un mezzo per comunicare, basta saperlo interpretare al meglio. La massima efficacia? Quando l’oggetto scelto mantiene la sua funzione originaria e, quindi, mantiene la sua naturale collocazione, ma si colora di una personalità differente: capace di attrarre e farsi notare.Quindi una ricollocazione del prodotto secondo una prospettiva non convenzionale. Ma non possiamo dimenticare però che gli obiettivi di questa tensione al non convenzionale sono assolutamente tradizionali. A questo punto permettici una provocazione. La forte presenza sul territorio del Guerriglia coinvolge gli spettatori in situazioni divertenti, curiose, stimolanti… ma il rovescio della medaglia è che il pubblico non ha difese nei confronti di un tipo di comunicazione potenzialmente onnipresente, in spazi fino a poco tempo fa afoni in fatto di comunicazione pubblicitaria. Il non potersi schermare da questi messaggi è per le aziende un fattore di attrazione in più rispetto alla comunicazione tradizionale?Il punto nevralgico sta nel rovescio della medaglia. Purtroppo è questo aspetto che renderà dura la vita alle azioni di guerrilla, non tanto per la loro creatività, quanto per l’impermeabilità del pubblico ad esse. Ad oggi si sta andando verso un over-booking di tali azioni saturando la capacità recettiva del target. Il risultato a tendere? Un’inefficacia delle azioni. Non è colpa del guerrilla in sé per sé, ma del cattivo uso che se ne sta facendo: non viene integrato all’interno di un media mix (e non di un media plan) e risulta particolarmente vulnerabile. Il futuro? Ho un’idea, ma …Ma? Non dirci che anche tu, come ogni buon mago, conservi gelosamente alcuni segreti?Capiamo! Un altro tema centrale per noi è l’economicità del Guerriglia. Grazie a questo aspetto la creatività ha ri-scoperto la sua vena più artistica e stupefacente. In fondo, meno riscorse ci sono e più è necessario “aguzzare l’ingegno”…che ne pensi?Non crediate che le attività di guerrilla siano tutte low cost: dipende da come vengono declinate e dai mezzi e dagli uomini necessari per essere realizzati. Naturalmente paragonati ai grossi budget normalmente destinati alla comunicazione, i costi del guerrilla marketing sono minori. Ma non bisogna cadere nel facile tranello che basti solo una azione di guerrilla per essere efficaci. Tali azioni sono solo degli elementi tattici che devono incastonarsi all’interno di una strategia di presidio e di relationship. Non parlerei quindi di “economicità”: che è vera se consideriamo la sola azione a sé stante, ma da sola spesso insufficiente a garantire quel ritorno utile ed interessante.

Dr_Who

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