Relazioni pericolose

DR_WHO Taccuino Add comments

Voglio prendere spunto dall’omonimo articolo di Giampaolo Colletti pubblicato ieri su Nòva relativo al rapporto tra azienda e Social Media. Chi vive e frequenta la blogosphera, sa benissimo che il dialogo tra aziende e la Rete è ancora molto lontano dal realizzarsi. È quanto emerge dall’ultima ricerca effettuata dall’osservatorio sulle Business TV della Bocconi. Tra i dati che l’articolo riporta, contrariamente a quanto può sembrare, solo un quarto delle aziende intraprende una relationship con il proprio target attraverso un approccio UGC.  Ancor meno sono le aziende che lo declinano tramite i Social Media [piazze virtuali]. Sono pienamente d’accordo con quanto afferma Paola Dubini – direttrice dell’osservatorio –  ”l’approccio delle aziende italiane è troppo pragmatico. Per molte aziende i Social Media sono l’estensione digitale di una attività di comunicazione tradizionale, con le stesse logiche e le stesse metriche interpretando i Social come un posto dove inserire un banner“. Parole sante mi viene da dire! Come già affermavo in una mia intervista ad ottobre dello scorso anno, non è una questione di strumenti. Illudersi di essere all’avanguardia solo perché si fa largo uso di internet e di iniziative originali, è miope e puerile. Per intraprendere un  nuovo paradigma di marketing, le aziende [i manager che la governano] dovrebbero ricordarsi che è necessario mantenere il contatto con il target. Mantenere il contatto. Lo affermava anche Kotler nelle varie edizioni dei suoi manuali. E’ uno dei must del marketing, ma non è più sufficiente. Ammettendo che lo fosse (sufficiente), i manager [le aziende] devono capacitarsi che il modo con cui lo si fa oggi è differente. Non basta rifarsi a pagina 3 del più noto manuale tematico. Essere connessi con il target significa partecipare con esso e cercare di far parte delle sub-culture che lo caratterizzano, permeandone le gesta. E’ un percorso lungo e complesso che ha un ritmo cadenzato e ingredienti imprescindibili: umiltà, ascolto e coerenza. L’azienda per poter parlare con il proprio target deve avere il coraggio di affidarsi ad esso, e non è una cosa banale. Parlare con il proprio target implica accettare punti di vista [buzz] differenti dai propri ed avere la forza di adottarli. Chi non lo fa è fuori dai giochi.

Dr_Who

One Response to “Relazioni pericolose”

  1. vitzbank Says:

    parole sante anche le tue!
    Umiltà, ascolto, coerenza…la rivoluzione non francese dell’approccio al target :-)
    Io, che guardo tutto dal basso (e come non potrei?!), aggiungo soltanto “condivisione” e di interessi e di punti di vista (come tu affermi “avere la forza di adottarli”).
    Buon fine settimana, bell’articolo.

    PS: mi era sfuggito il gruppo dr_who!!! recupero subito ;)

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