Questo post è scritto di getto, a valle di due ore di allenamento. Per anni ho praticato arti marziali: esattamente 16 anni. In tipo di attività il cui allenamento richiede “presenza”. Presenza non solo fisica, ma mentale. Poi il servizio militare e la specializzazione mi hanno visto abbandonare fisicamente il tatami. Gli orari lavorativi e la famiglia mi hanno poi mosso verso il running ed oggi, verso la frequentazione di uno sporting club a Roma (correre con lo smog non è piacevole). E’ un mese che frequento il centro, ed oggi ho avuto la “catartica illuminazione”: siamo soli. La sala running era relativamente piena, ed anche quella di body sculpture. Eravamo cirva una 50 di persone, tutte con un accessorio estremamente inutile per l’allenamento: gli auricolari sapientemente collegati ad ipod o, peggio, a telefonini. Praticamente ognuno isolato dall’altro, ognuno proiettato nel proprio microcosmo musicale per “darsi il ritmo”. Non sono anziano, ma ai miei tempi l’allenamento era un momento di contatto, di confronto, di crescita. Si discuteva. L’unico rumore che potevi ascoltare era quello di un corpo proiettato sul tatami da una tecnica più o meno riuscita. Oggi pare non esser più così. Il fiorire di questi centri – se quello che ho visto in questo mese è significativo – contribuisce ad una falsa integrazione e ad una falsa inter-relazione. Forse per questo i vari Social network vanno per la maggiore. L’impressione che ho è che questi centri siano delle immense isolo deserte piene di gente. E’ forse questa la risposta al fatto che, ogni volta che cerco di socializzare, mi guardano con espressioni da marziano.
Dr_Who






ottobre 14th, 2008 at 22:15
per andare a lavorare prendo la metropolitana. mi rifugio nel mio libro, e magari anche nei miei auricolari, così come tanti altri, così che non vedo più i visi degli altri viaggiatori. cammino per strada, ed è la stessa cosa. mi chiedo a volte se sia terminata la spinta a socializzare e condividere dei momenti nostri con altre persone. non serve più guardare le persone, ma solo il loro profilo, forse? o forse lo schermo di un computer, al contrario di rappresentare un ostacolo, non è altro che un filtro che elimina il superfluo di ognuno di noi e lascia solo l’essenziale?
non è forse che questo essenziale che rimane ci comincia a spaventare?
a me, un po’ si.
ottobre 15th, 2008 at 08:13
Io sono un socievole per natura…non mi interessa nulla se mi guardano come un marziano o addirittura mi evitano.
Io sono me stesso e posso testimoniare il profondo bisogno (della stragrande maggioranza delle persone) di comunicare. Dietro quell’apparente voglia di isolamento si nasconde una profonda sofferenza che nasce dall’isolamento.
Questa sofferenza deve trovare uno sfogo prima o poi così ci si trova ad acchiappare (in crisi di astinenza sociale) il primo venuto per riversare come una diga rotta tutti i segreti della nostra anima.
Nei miei lunghi anni di lavoro in ospedali ed ambulatori medici ho fatto da “ascoltatore compassionevole” non per lavoro, non per missione ma per natura milioni di volte.
Ho sempre trovato persone che VORREBBERO SOCIALIZZARE MA NON SANNO PIU’ COME SI FA.
Che non capiscono più che una relazione si costruisce e si mantiene con la frequentazione.
Che la relazione implica piccoli sacrifici ma porta grandi gioie.
Quella che è in crisi, secondo me è la capacità di relazionarsi e non il desiderio.
Quando non ci sarà più desiderio di socializzare l’essere umano non si potrà più chiamare tale.
Oggi possiamo testimoniare una crisi nelle modalità di relazione che sono ancora superabili con piccoli sforzi da parte dei singoli e anche da iniziative come quelle di Nord Est Creativo (che ho fondato a gennaio) o di VenetoIn (che ho contribuito a far nascere come associazione qualche giorno fa).
Il mio non è un messaggio del tipo vogliamoci tutti bene, ma più del tipo “se hai voglia di comunicare e condividere eccomi qua”.
ottobre 15th, 2008 at 09:35
L’uomo non è cambiato con la scienza, non è cambiato con il progresso tecnologico, non è cambiato con le comunicazioni di massa. Perché dovrebbe ambiare con il web 2.0?
Alex
ottobre 15th, 2008 at 11:58
che cazzo mi aggiungi su facebook o myspace se poi quando mi vedi per strada fai finta di nn conoscermi…?
E’ questa la dura realtà
Daniele
ottobre 15th, 2008 at 15:34
Ma tu sei certo che i social network permettono di socializzare oppure siamo sempre nella situazione che hai definito “falsa inter-relazione”. Magari capovolgendo il tutto possiamo pure dire che i social network hanno successo, oggi, perchè da tempo ci siamo abituati ad una finta socializzazione legata più allo strumento utilizzato che non alla nostra indole di “animale sociale”. Puo’ essere? che dici?
ottobre 15th, 2008 at 21:57
@pippoferrante: i social network permettono di socializzare nella misura in cui c’è la volontà di farlo. Personalmente interpreto i Social quale elemento facilitatore delle relazioni: una sorta di agevolatore di canale, che va però coltivato (on line e off line) per dare il vero Valore aggiunto. Ti porto un esempio stupido, ma secondo me calzante: da mesi ci sentiamo sui social (facebook e Crazy marketing Network) con Davide Basile (aka Kawakumi), e da mesi ci rimpalliamo la possibilità di incontrarci. Finalmente questa sera ci siamo conosciuti di persona ed abbiamo avuto modo di parlare “come se ci conoscessimo” da anni, di argomenti mai trattati sui sicial. Ecco a cosa servono l epiattaforme sociali. Per chi come me e te, poi , non ha possibilità di incontrarsi fisicamente perchè siamo distanti in termini geografici, il Social ci permette di scambiarci opinioni e, comunque, di contribuire a costruire valore mediante lo scambio di idee. In questo caso il social è uno “stimolatore”. Al di là di questo, quello che mi impaurisce – e l’ho evidenziato nel post – è una relativa (seppur non statisticamente rilevante)diffidenza nei confronti del prossimo, in situazioni del tutto naturali. La palestra, se vogliamo, è una piattaforma relazionale. Come su facebook, my space, Flick etc, cerco di crearmi relazioni o nuove relazioni, così dovrebbe essere per la palestra. ma ciò non accade. E’ come se, in uno dei qualsiasi Social che ho nominato, avessimo messo un filtro del tipo “please do not disturb”.
ottobre 18th, 2008 at 16:00
Sono d’accordo con l’ultimo commento e mi sento di aggiungere una considerazione.
] in metro e ascolto musica con gli auricolari, ma davanti a me c’è una persona che reputo interessante, li tolgo e provo a parlarci, o a farle capire che io sono disponibile al dialogo.
Io, nei social network, cerco qualcosa/qualcuno di interessante, che mi stuzzica, che mi incuriosisce.
Fuori dal monitor, la vita non ci dà sempre questa possibilità di scelta.
In molti ambienti mi capita di cercare un volto, uno sguardo che mi spinga a farmi avanti ed interagire, ma non sempre lo trovo.
Ciò vale (per me, ovvio)per Fb e Myspace, ma anche per Roma, Francavilla, piazza, palestra, ascensore.
Se sono [leggi "ero"
Forse, il problema è che si evita di parlare o di comunicare per non sfociare in argomenti tedianti; e ascoltare musica implica uno sforzo sicuramente minore ed è molto più rilassante.
Per questo, sono d’accordo altresì con Alex e il suo commento.
Buon weekend (e speriamo che non piova)