L’utilizzo dei social network piuttosto che lo scambio di messaggistica con vari devices sta facendo diminuire l’efficacia delle azioni tattiche di marketing via e-mail, soprattutto quando l’obiettivo di tali messaggi è prettamente promozionale: ispirare cioè gli acquisti. E’ quanto emerge da una ricerca condotta dalla Jupiter Research (www.juppiterresearch.com). I dati della ricerca fotografano il fenomeno in maniera chiara: più di un quinto (22%) degli utenti sottoposti alla ricerca ha dichiarato di utilizzare i siti di social networking al posto di posta elettronica, ma un numero più elevato fa uso di messaggistica istantanea (IM), messaggi di testo via telefoni cellulari, piuttosto che della classica e-mail. Nel 2007, il 51% di chi è stato contattato per una azione promozionale via e-mail ha dichiarato di avere effettuato almeno un acquisto on-line, e il 47% almeno un acquisto off-line. Lo stesso fenomeno nel 2008 è sceso: gli acquisti online sono stati effettuati dal 44% dei possessori di un indirizzo e-mail, mentre gli acquisti offline sono stati effettuati dal 41%. Anche se d’oltre oceano, questi dati personalmente non mi sorprendono. Anzi. L’affollamento quotidiano che abbiamo tra i media e le nuove tecnologie ha prodotto il cosiddetto “multitasking”, che non è altro che uno stato latente di attenzione sempre continua; ma è una attenzione “ a bassa intensità” su una pluralità di stimoli – come afferma Hnry Jenkins nel suo libro “Cultura convergente”. Rendere coerente l’intensità della comunicazione con i vari medium che si utilizzano, probabilmente è la strada da seguire. Puntare tutto su un unico medium per portarsi a casa una buona redemption, è una strada non più percorribile già da tempo. Lo sappiamo. Con il fenomeno del multitasking abbiamo a che fare con un consumatore interattivo, ma interattivo nei confronti di quei segnali più forti che ritiene meritino una attenzione particolare. Non importa se provengano da video, da radio, da e-mail, da billboard o da qualsiasi altro medium. Quello che importa è che i vari stimoli siano coerenti ed integrati, mirando – ognuno – ad una precisa “call to action”. In genere lo chiamo “chiudere l’anello”. Troppo spesso vedo che ciò non accade. La forte personalità ad esempio di una soluzione creativa, “uccide” il prodotto per cui è stata pensata, solo per il fatto che quest’ultimo non è stato integrato all’interno della prima o, ancor più banalmente, perché la soluzione creativa è stata solo importata non adeguandola al contesto. In questo modo non vi è alcun risultato sul prodotto. Il consumatore probabilmente si divertirà, sarà portato a condividere con altri l’elemento creativo, ma non di più. L’anello non si chiude. L’anello si chiude prendendo coscienza che il consumatore non è soltanto audience, ma è partecipativo; e partecipativi devono essere tutti gli elementi che incidono sul consumatore. E’ un agire più complesso, ma anche più affascinante perché bisogna interpretare – tra gli altri – anche le reciproche interazioni.
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settembre 28th, 2008 at 21:46
E’ vero che un approccio promozionale molto complesso e con forte personalità potrebbe distrarre il cliente dall’atto finale del processo d’acquisto, ma molto più spesso accade che dietro grandi campagne (che attirano l’attenzione anche dei palati raffinati) si trovino prodotti non altrettanto validi.
Per dirla con parole semplici… posso anche apprezzare la campagna ma pensare che il prodotto sia una…