C’era una volta il Target

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C’erano una volta le informazioni socio-demografiche, gli stili di vita che ci hanno [e continuano a farlo] accompagnato nell’analisi del target.

Oggi, nei mercati saturi dove vige l’iper-competizione, ragionare sul target in modo convenzionale non ha più molto senso. Bisogna ragionare sul target interpretandolo in maniera non convenzionale. Passare dai cosiddetti “stili di vita”, ai “momenti di vita”. In sintesi: non siamo mai lo stesso “target”. Durante una stessa giornata, assumiamo connotazioni, frequentiamo luoghi [reali o virtuali] che insistono sulla nostra elasticità ad essere reattivi a determinati stimoli. Identificare il “chi siamo” nei diversi “momenti di vita” è una delle chiavi per intraprendere un approccio non convenzionale. Di seguito riporto quanto emerso dal seminario ‘The real trends 2007’ dello scorso 11 ottobre, a firma Future Concept Lab.

posh tweens (8-12 anni)
Sono loro gli unici restati fedeli ai dettami della moda, alle regole delle griffe. I preadolescenti tra gli 8 e i 12 anni, nonostante differenze legate all’appartenenza al primo o secondo biennio del periodo, in comune hanno tutti una cosa: è facile conquistarli con la comunicazione.

Expo teens (13-19 anni)
I nuovi adolescenti, sempre più emancipati per gusto e capacità d’acquisto. Autonomi nelle scelte, grazie al proliferare dell’offerta low cost e alla capacità di sfruttare appieno le potenzialità conoscitive della rete, sono sia ‘espositivi’ che ‘esposti’, in relazione all’attività e alla passività del loro interfacciarsi con informazione e comunicazione. In primo piano la definizione di piazze virtuali o reali in cui costruire la propria identità di singolo e di gruppo, con precise regole, rituali, linguaggi, indipendentemente dal puro atto d’acquisto. Fondamentale è il ritmo, la velocità, mutuata alla musica. I flussi informativi diventano vecchi nel momento in cui vengono scambiati, sinergiche le strategie virali che non si sa da dove arrivano ma che ‘vanno’ perché irresistibili.

Linker boys (20-25 anni)
Mondo reale e virtuale si fondono. La competenza permette a questi ragazzi un uso più selettivo e ragionato delle tecnologie, dei media, degli spazi. Per la comunicazione rappresentano la fascia più difficile da raggiungere, ma che se ‘colpita’, finisce per diventare il miglior partner. Il loro obiettivo è trovare il prodotto più cool al minor prezzo e la loro ricerca può impattare sulle stesse logiche di mercato.

Sense girl (25-35 anni)
Il loro è un approccio alla vita, non solo al consumo. Tutto viene filtrato attraverso la componente emotiva-emozionale. Socio-culturalmente evolute, narcisiste, di successo, madri o single, sono caratterizzate da una spiccata raffinatezza sensoriale. L’intuizione è fondamentale.

Mind builders (35-45)
Con loro si passa dall’altra parte della barricata tra tecnologia, innovazione e classicità. E’ un target di nicchia, laureatosi senza Google, molto avanzato sotto il profilo intellettuale con scelte spinte dal bisogno di conoscenza. Un modo di pensare e di vivere alternativo, sicuramente vicino al mondo del giornalismo, degli artisti, dei grafici, dei creativi pubblicitari, degli scienziati. Interessato a fenomeni di impollinazione culturale, di cui le metropoli sono stimolatrici, ma anche appassionato ai ‘link’. A differenza dei linker boys, però, qui a contare non è la connessione, quanto i contenuti.

Normal breakers (40-50 anni)
Forte la voglia di rompere gli schemi, ma a differenza del fenomeno rilevato negli anni ’60, oggi questa nicchia ricerca anche una sorta di nomalizzazione. In loro etica ed estetica si incontrano grazie alla tecnologia che, rendendo possibile la condivisione, funge da amplificatore. Forte la componente individuale, che spesso porta questi individui a essere leader nel loro gruppo di riferimento. Si avvicinano a prodotti di cui vedono il progetto di fondo.

De luxe guys (45-60 anni)
Entriamo in un mondo apparentemente legato alla tradizione. Un paradiso dei consumi, propenso all’utopia, molto vicino al concetto di nuovi ricchi di paesi emergenti, dalla Russia alla Cina. Quasi una sfida all’occidente, visto che qui è l’oriente a far rimbalzare un nuovo valore del lusso. Total style e total living a simboleggiare i nuovi rapporti con le marche, con l’ambizione di segnare il territorio con visioni originali del futuro.

Pleasure growers (60+)
Sarà perché le dimensioni di questo target sembrano crescere a dismisura, sarà perché non si tratta più degli anziani di ‘una volta’, fatto sta che le aziende europee dovranno presto imparare a coinvolgerli. Quelle americane già lo fanno. Perché si tratta di una fase di vita molto stimolante, in cui ci si sente bene e si hanno anche disponibilità di denaro e tempo, con molta voglia di rifarsi di quanto gli anni della ‘corsa’ avevano obbligato a tralasciare.

Qui maggiori dettagli.

Dr_Who

5 Responses to “C’era una volta il Target”

  1. Andrea Says:

    Caro Dr_Who, questa mattina mi sveglio va do a lavoro accendo il pc e mi accorgo che ho male tanto al “Target”…cosa posso fare? hihi
    Vramente utile questo post, sono solitamente ricerche che rimangono ferme ai volumi di 6-7 anni fa o solamente conosciute dalle agenzie, le cose sono cambiatee e non soltanto nel modo di utilizzare i media, ma anche e forse soprattutto nei bisogni delle fasce 8-13 e 50+ .

  2. Annie Says:

    e così sarei una “sense girl”?
    in effetti mi ci riconosco…

  3. Dr_Who Says:

    Che dire, ragazzi! Son contento che il post vi sia tornato utile!

  4. cristiano carli Says:

    Ma… sbaglio o c’è un vuoto nei maschi tra i 25 e i 35 anni?

  5. anna Says:

    Ciao Dr_Who,
    sono arrivata qui da Lapoblog. Complimenti per il post, veramente utile e interessante.
    Anagraficamente, sono una Mind builder e devo ammettere che mi ci riconosco proprio!

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