apr 19
«Marketing, per ora è solo marketing e comunicazione. Poi però non si può mai dire…». Maurizio Monteverdi, ceo di Gabetti, è divertito nel presentare l’idea che l’agenzia immobiliare italiana ha avuto: costruire e vendere case in Second Life, il videogioco di massa online più chiacchierato degli ultimi mesi. Solo pubblicità, quindi. Ma lo stesso Monteverdi – il cui avatar nel gioco è chiamato Morris Gabetti – non pone limiti. Perché in un ambiente, pur virtuale, in cui tutto come nella nostra realtà è basato sul commercio e l’uso di denaro – i Linden Dollars, acquisibili tramite il cambio con real dollars, cioè dollari americani con un tasso di 1 a 260/270 – anche un’impresa faceta può portare a seri guadagni. Dalla Gabetti Island, l’isola acquistata nel gioco, ben 5 agenti immobiliari reali – impegnati dalle 2 ore al giorno in su in Second Life – si metteranno a progettare e a vendere ai cittadini virtuali del gioco delle case sempre più belle. Facendo girare il marchio in rete e approfittando della situazione per recepire i gusti virtuali, ma anche tremendamente reali, dei potenziali clienti, sia online sia offline a questo punto. E dato che per avere i Linden dollars bisogna pagarne di quelli veri, niente impedisce di sviluppare guadagni anche alla versione digitale dell’immobiliare Gabetti. L’esempio della Anshe Chung Studios è illuminante: con un investimento iniziale di 9,95 dollari – il costo di iscrizione nel 2004 – questa azienda virtuale che in Second Life si occupa di disegnare, realizzare e vendere qualunque tipo di oggetto acquistabile nel gioco, è riuscita in tre anni a guadagnare milioni di dollari. Veri.
Primi vagiti di un WnRM approach
Dr_Who







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